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venerdì, 24 novembre 2017

"Da consumarsi preferibilmente entro"
Etichetta ambigua causa sprechi di cibo

L'Ue produce circa 88 tonnellate di rifiuti alimentari l’anno, equivalenti a circa 170 chili a persona. La Via: "Il 53% dei cittadini europei non comprende il significato"

CATANIA - Dimezzare entro il 2030 lo spreco alimentare, che nell’Unione europea ammonta a 88 tonnellate di rifiuti all’anno, equivalenti a circa 170 kg a persona: “Una necessità morale, un diktat economico non più rinviabile - commenta l’eurodeputato Giovanni La Via (Ap\Ppe) – se vogliamo rispettare i parametri e gli obiettivi frutto di un’esigenza globale, quella di limitare un’enorme dispersione di cibo e di aprirsi alla solidarietà, tanto più in un momento storico in cui molte famiglie europee vivono in difficoltà”.

Questo il commento sul food waste dopo il voto di martedì scorso in plenaria a Strasburgo, da parte di La Via, che si era già fatto promotore di alcuni emendamenti volti a promuovere pratiche e abitudini virtuose ed efficaci, quali la riduzione dei prezzi dei prodotti in scadenza, e zero Iva per le donazioni di cibo, quale strumento di lotta allo spreco alimentare. E’ nelle fasi della produzione, limitando al massimo le eccedenze, e in quella della distribuzione che si può prevenire lo spreco, evitando a monte che il cibo anziché nel carrello della spesa finisca tra i rifiuti.

“Spesso – spiega l’europarlamentare siciliano - sugli scaffali dei supermercati molti prodotti alimentari in prossimità della data di scadenza indicata restano invenduti, a discapito di quelli che hanno più giorni “di vita” davanti, preferite nelle scelte dei consumatori. E’ chiaro che in casi come questo uno sconto rispetto al prezzo originale, incentiverebbe all’acquisto ed eviterebbe che alimenti edibili si trasformino in rifiuti, ovviamente nel rispetto della sicurezza alimentare e della tutela dei consumatori. Per questo ho chiesto alla Commissione Europea, insieme ai colleghi, che vengano individuati modelli logistici-organizzativi per il recupero dei prodotti invenduti”.

Una spesa “trasparente”, parte dunque da informazioni chiare: secondo le statistiche ufficiali, il 53% dei cittadini europei non comprende il significato della dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” e il 60% quella “da consumarsi entro”.

Un’ambiguità a cui il voto di oggi ha contrapposto la semplificazione delle etichette, per veicolare un’informazione immediata. E’ arrivato il momento di cambiare direzione, lo spreco di cibo è uno dei grandi paradossi del nostro sistema agro-alimentare -continua La Via - e il voto di oggi rappresenta certamente un primo passo importante alla soluzione di questo problema, anche se molto deve essere ancora fatto da tutti, dall’industria ma anche da ogni singolo cittadino.

Lo spreco di cibo contribuisce, anche, in modo negativo in termini di sostenibilità e di impatto ambientale sul Pianeta in quanto determina uno spreco di acqua, suolo, energia ed altre risorse preziose limitate. Aspettiamo adesso che la Commissione europea faccia propri gli elementi della nostra relazione e presenti una proposta normativa.

Tra i paesi più virtuosi nella lotta allo spreco ci sono Francia, Australia, Sudafrica e anche l’Italia che, grazie alla legge nazionale approvata nel 2016, sta facendo grandi passi avanti. “Dobbiamo trasferire, aggiunge La Via- il nostro modello virtuoso anche agli atri Paesi europei, facendo crescere la consapevolezza dei consumatori su un tema così importante. Solo un modello efficiente e associato ad una maggiore cultura della donazione, potrà ridurre lo spreco di cibo cui oggi assistiamo”.

Il passaggio sul food waste, è uno dei punti del più ampio pacchetto sull’economia circolare, che vede la Sicilia fanalino di coda, ancora maglia nera in materia di raccolta differenziata, riciclo e smaltimento dei rifiuti. “Solo intervenendo oggi sulle cattive abitudini quotidiane e consolidate, saremo in grado di innescare un circolo virtuoso che faccia dello scarto una risorsa – conclude La Via - e potremo arrivare preparati all’obiettivo 2030 di un modello sostenibile e solidale”.




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