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domenica, 28 maggio 2017

Pubblicato: 18/05/2017

D'Alì non è più candidato a sindaco

Il senatore di Fi abbandona la campagna elettorale: "La persecuzione giudiziaria continua, tempismo perfetto". Le reazioni: "In Italia si perdono tempo e risorse a inseguire teoremi, delinquenti come Messina Denaro e Igor ancora a piede libero"

A dare la notizia è lui stesso. Annunciando la sospensione della campagna elettorale per la sua corsa a sindaco di Trapani e parlando, nemmeno tanto tra le righe, di persecuzione giudiziaria.

A sorpresa Antonio D'Alì, potente senatore azzurro trapanese, scopre le carte annunciando che la Dda di Palermo gli ha notificato, ieri, la proposta di sottoposizione all'obbligo di soggiorno. I pm, che ne chiesero la condanna a 7 anni e 4 mesi per concorso in associazione mafiosa, lo ritengono "socialmente pericoloso": da qui la richiesta dell'applicazione della misura di prevenzione che sarà esaminata, a luglio, dal tribunale di Trapani.

"Due volte assolto e nuovamente aggredito - dice D'Alì in una nota - Ieri, dopo appena un'ora dalla chiusura della presentazione della mia candidatura e delle liste per l'elezione a sindaco di Trapani, con tempistica cadenzata in maniera da precludere ogni alternativa, ho ricevuto una assolutamente imprevedibile ed ingiusta proposta di misura di prevenzione".

Il riferimento è alle due assoluzioni, in primo grado e in appello, stabilite dal gup e poi dalla corte, con due sentenze che, però, fanno un distinguo importante. Per i giudici lo spartiacque è il 1994. In entrambe i verdetti, dopo quella data, i rapporti tra Cosa nostra e l'allora senatore del Pdl Antonio D'Alì, non sono provati. Per gli anni precedenti, invece, le accuse sono fondate ma sono cadute in prescrizione. Sentenze che ricordano molto quella della corte d'appello a carico dell'ex presidente del Consiglio Giulio Andreotti.

Il verdetto, passato in giudicato per la parte relativa alla prescrizione, è stato impugnato, dal pg, per l'assoluzione, davanti alla Corte di Cassazione che ancora non ha fissato il processo. La motivazione della sentenza d'appello è stata depositata un mese fa. Mese servito ai pm per valutare se proporre la misura di prevenzione personale, anche alla luce della valutazione positiva di alcune testimonianze accusatorie, e al tribunale per la notifica della proposta. Va considerato, poi, che le misure di prevenzione richiedono una soglia probatoria molto diversa da quella richiesta dal processo penale. La doppia assoluzione, motivata dall'assenza delle prove del concorso nell'associazione dal '94, non impedisce, in presenza di indizi, che la Procura ha tratto anche dalle due sentenze, di chiedere l'obbligo di soggiorno.

D'Ali' era accusato di avere "contribuito al sostegno ed al rafforzamento di Cosa nostra, mettendo a disposizione dei boss le proprie risorse economiche, e, successivamente, il proprio ruolo istituzionale di senatore della Repubblica e di sottosegretario di Stato". Per i pm, il senatore trapanese avrebbe avuto rapporti con le cosche e con esponenti di spicco dell'organizzazione come il superlatitante Matteo Messina Denaro, Vincenzo Virga e Francesco Pace, fin dai primi anni '90, e avrebbe cercato l'appoggio elettorale delle "famiglie".

Il politico avrebbe svolto un ruolo fondamentale nella gestione degli appalti per importanti opere pubbliche, dal porto di Castellammare del Golfo agli interventi per l'America's cup. Dei presunti collegamenti di D'Alì con le cosche hanno parlato vari pentiti tra cui Antonino Giuffrè, Antonio Sinacori, Francesco Campanella e da ultimo don Ninni Treppiedi e Antonino Birrittella, ritenuti attendibili dai giudici d'appello. Per la Dda i rapporti provati fino al '94 tra il senatore e boss del calibro di Ciccio Messina Denaro, padre del capomafia latitante Matteo Messina Denaro, e l'ultraventennale legame che il politico, secondo l'accusa, avrebbe mantenuto con i clan lo rendono "un soggetto socialmente pericoloso".

Persone vicine a D'Alì fanno sapere che se la notifica fosse stata fatta prima della scadenza dei termini di presentazione delle liste per le comunali si sarebbe preso in considerazione l'eventuale ritiro del senatore con l'inserimento di un altro candidato sindaco da parte della coalizione. A questo punto, se D'Alì decidesse di ritirarsi, tutte le liste a lui collegate decadrebbero. Ecco perché secondo alcune fonti della coalizione D'Alì potrebbe andare avanti nella campagna elettorale, al momento sospesa in attesa di un vertice di partito a Roma.

Immediate le reazioni dei vertici di Forza Italia in Sicilia. Per Miccihcé e Schifani "Tonino D'Alì è un politico onesto e una persona per bene. La sua azione parlamentare in questi anni è stata sempre caratterizzata dall'amore per la sua terra. La proposta di misura di prevenzione contro di lui, per la sua dinamica temporale, appare come un tentativo di condizionare la libera espressione del voto nella città di Trapani. Sono convinto tuttavia che niente e nessuno fermerà Tonino D'Alì. A lui non farò mai mancare, oggi come ieri, la mia affettuosa solidarietà e il mio sostegno".

"Non è rassicurante se finisce che i cittadini perbene devono avere con la giustizia un rapporto che poggia le basi su sentimenti di preoccupazione. Ciò dovrebbe accadere con chi delinque" aggiunge il deputato di Fi, Basilio Catanoso.

"Fa un po' paura pensare che un parlamentare della Repubblica di lungo corso, come il senatore D'Alì, possa essere ritenuto personaggio pericoloso - aggiunge - tanto da chiedere un provvedimento che non gli consente di uscire dal Comune di residenza non appena ha formalizzato la candidatura a sindaco di Trapani - prosegue Catanoso -. Bisogna al più presto mettere mano a un riequilibrio dei poteri dello Stato che consenta ai rappresentanti democraticamente eletti dai cittadini, di compiere il proprio dovere e rispettare il mandato del popolo senza il timore che possano diventare vittima di atteggiamenti persecutori che, di fatto, possono inibire la capacità di una libera rappresentanza popolare. Al di là dei colori politici, mi auguro che, insieme, si riesca a far diventare l'Italia un paese in cui non ci siano in giro delinquenti di cui per anni si è persa traccia (Matteo Messina Denaro, ad esempio, o il famigerato Igor) e dove, allo stesso tempo, non si disperdano risorse per inseguire teoremi su persone già giudicate e senza problemi con la giustizia".




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