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lunedý, 21 agosto 2017

Il pm: "Da Nord a Sud, ecco i metodi per ottenere appalti"


MILANO - Nel giro di due giorni, tra il 13 e il 14 dicembre scorso, la presunta associazione per delinquere vicina al clan mafioso Laudani sarebbe stata in grado, attraverso due suoi esponenti, da un lato di pagare mazzette in Piemonte a un dipendente della Lidl per ottenere appalti, e dall'altro di portare soldi alla cosca in Sicilia per avere commesse sempre relative a filiali del noto supermercato.

E' quanto si legge nel decreto con cui la Sezione misure di prevenzione del Tribunale milanese (giudici Roia-Tallarida-Pontani) ha commissariato 4 direzioni generali della catena della grande distribuzione tedesca. Dalle indagini, infatti, scrive il Tribunale, "è emerso che le modalità attraverso cui le cooperative gestite dagli indagati acquisiscono tali commesse sono differenti tra Sud e Nord: mentre in Sicilia gli appalti vengono ottenuti tramite l'interessamento remunerato delle organizzazioni mafiose, al nord i pagamenti sono effettuati direttamente a favore di figure dirigenziali della stessa Lidl e a titolo corruttivo".

A riprova di ciò, si legge ancora, "il pm cita gli avvenimenti registrati in Sicilia e Piemonte nelle giornate del 13 e 14 dicembre: in queste giornate l'indagato Politi si trova a Catania per incontrare dapprima Greco (emittente fatture false) e poi Borzì Enrico, referente e 'cassiere' della famiglia Laudani (a cui consegna il denaro provento delle false fatture)".

Nel frattempo, "il giorno 14 dicembre, a Chivasso, Micelotta (anche lui arrestato, ndr) incontra Suriano (funzionario Lidl) e gli consegna la somma di € 4.000 con finalità corruttive". Nel corso delle indagini, precisano i giudici, "sono stati documentati diversi incontri come questo, e sono state intercettate numerose conversazioni, che danno conto del fatto che la Lidl, attraverso alcune direzioni generali siciliane e piemontesi, ha affidato commesse alle società gestite dagli indagati, i quali hanno potuto sopravanzare la concorrenza attraverso l'interessamento della famiglia mafiosa (in Sicilia) ovvero dazioni illecite effettuate nelle mani di alcuni dirigenti di filiale (in Piemonte)".




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