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martedì, 30 maggio 2017

Motopesca di Mazara fermato dai libici
"Multa da pagare per il rilascio"

Il "Ghibli Primo" è stato scortato in un porto nordafricano, a bordo il comandante e 6 marinai: "Stiamo bene"

PALERMO - Il motopesca "Ghibli Primo" di Mazara del Vallo è stato fermato ieri mattina in acque internazionali antistanti la Libia. Era circa 25 miglia a nord-est dalla zona di Bomba, nell'area di Tobruk. La barca, di proprietà della società Lumifa, è stata affiancata dai miliziani libici armati che hanno intimato al comandante Faro Licavoli e agli altri sei membri dell'equipaggio (tre italiani e tre tunisini) di fermare l'attività di pesca e di seguirli.

Le due imbarcazioni sono arrivate nel porto libico di Ras al Helal. "L'equipaggio sta bene", ha riferito il comandante alla moglie che è riuscito a contattare telefonicamente. Il peschereccio mazarese aveva mollato gli ormeggi mercoledì scorso dal porto di Licata (Agrigento) per effettuare battute di pesca che sarebbero durate all'incirca un mese.

Il Ghibli primo, con altri tre pescherecci mazaresi aveva già subito nel luglio 2012 un sequestro lampo da parte di miliziani egiziani che nella serata del 9 novembre 2016 lo avevano nuovamente fermato, sempre in acque internazionali, con un altro peschereccio mazarese. I due motopesca erano stati poi liberati nel pomeriggio del giorno seguente.

"L'equipaggio ha trascorso la notte a bordo e sta bene, adesso attende, da quello che gli sarebbe stato fatto capire, che gli venga comunicato l'importo di una multa da pagarsi per il rilasciato", dice Domenico Asaro, uno degli armatori del "Ghibli Primo". "Non ho personalmente parlato con l'equipaggio - aggiunge Asaro - ma le notizie mi sono giunte dai marittimi di un altro peschereccio che si trova in Grecia con i quali gli uomini sono riusciti a mettersi in contatto".

E' un uomo provato Domenico Asaro. Sono stati tanti i sequestri subiti da Asaro negli ultimi 20 anni. "La marineria di Mazara del Vallo - prosegue - negli ultimi decenni ha salvato molte vite umane nel Mediterraneo ma anche pagato in vite umane e soldi i sequestri. Ormai siamo allo stremo. Ci troviamo sull'orlo del fallimento. Mi chiedo a quanto ammonterà la multa che ci faranno e saremo in grado di pagarla? Inoltre non troviamo più personale disposto a fare questo lavoro. I giovani, anche alla luce di tutto quello che accade nell'area del Mediterraneo e dei tanti divieti imposti dalle leggi italiane e dall'Ue, non sono più disposti a intraprendere questo lavoro. I nostri pescherecci però devono andare in acque internazionali per effettuare la pesca del gambero rosso che si effettua in fondali di non meno di 700 metri".




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