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giovedý, 21 settembre 2017

Pubblicato: 12/05/2017

"Se vinciamo la Monterosso va via"

Cancelleri (M5s) attacca Crocetta dopo la richiesta di condanna per la dirigente della Regione: "Grave il suo silenzio"

PALERMO - "Ancora silenzio da Crocetta sulla Monterosso? Il suo immobilismo ormai non ci meraviglia per nulla, anche se la rimozione della superburocrate, a questo punto, è un atto più che dovuto. E' evidente che il presidente della legalità, senza macchia e senza paura, sa fare la voce grossa solo contro i forestali. Vorrà dire che, se dovessimo vincere le elezioni, a ripristinare la legalità sarà il M5s. La rimozione della Monterosso sarà uno dei primissimi atti che faremo".

Il deputato regionale Giancarlo Cancelleri commenta così la condanna a 4 anni per peculato chiesta dal pm nel processo con rito abbreviato davanti al gup sul cosiddetto extrabudget concesso ad alcuni enti di formazione qualche anno fa.

"Ci pare difficile - aggiunge - che Crocetta possa continuare ad argomentare che si tratta di una semplice multa. È una richiesta pesantissima e molto imbarazzante, sulla quale un presidente, che della legalità avrebbe dovuto fare il suo cavallo di battaglia, non può sorvolare. Specie se si pensa che questa richiesta arriva dopo una condanna definitiva da parte della Corte dei conti a un risarcimento di oltre un milione e 200 mila euro, sempre per la spinosa vicenda dei finanziamenti extrabudget alla Formazione professionale".

"Se dovesse intervenire la condanna - continua il deputato - anche la nomina all'Irfis della Monterosso dovrebbe venire meno". Grave, secondo Cancelleri, anche il perdurante silenzio sulla vicenda da parte dei partiti, "pronti a indignarsi per situazioni infinitamente meno importanti e stranamente distratti in questa occasione e in tutte quelle riguardanti la Monterosso".

Per il M5s sulla vicenda del segretario generale della Regione ci sono altre pesanti inadempienze, come il suo mancato trasferimento ad altro ufficio. "La legge 97 del 2001 - afferma Cancelleri - statuisce che quando nei confronti di un dipendente di amministrazioni o di enti pubblici a prevalente partecipazione pubblica è disposto il giudizio per alcuni dei reati come il peculato, l'amministrazione di appartenenza lo trasferisce ad un ufficio diverso da quello in cui prestava servizio al momento del fatto'. Ebbene, ciò non è avvenuto. Perché?".




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