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domenica, 19 novembre 2017

Pubblicato: 11/05/2017

Violenze e uccisione di migranti

Bloccati due libici per lo sbarco nel porto etneo, uno è accusato della morte di un 21enne. La Procura: "Fondamentale il filmato fornito dall'ong". Tre nigeriani arrivati a Lampedusa incastrati dal racconto dei profughi

CATANIA - Due presunti scafisti libici, arrivati a Catania il 6 maggio scorso con nave Phoenix, assieme a 394 migranti, sono stati fermati da Polizia di Stato e Guardia di finanza perché ritenuti appartenenti a un'organizzazione di trafficanti di esseri umani. Si tratta di Abouzid Nouredine Alhadi, 21 anni, Hurun Gafar, 27 anni.

Ad Alhadi è contestato anche il concorso nell'assassinio di un 21enne migrante della Sierra Leone, ucciso con colpo di arma da fuoco perché si era rifiutato di togliersi il cappellino da baseball. Con lui viaggiava suo fratello maggiore. Il cadavere era stato recuperato da nave Phoenix. L'indagato non è l'esecutore del delitto.



I due, accusati di appartenere a un'organizzazione criminale libica, sono stati fermati per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Il fermo, disposto dalla Procura distrettuale, fa seguito a indagini del pool di investigatori della Squadra Mobile di Catania e del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza, con la collaborazione della Sezione operativa navale, sull'arrivo lo scorso 6 maggio della motonave Phoenix, dell'Ong Moas, con 394 migranti.

Al fermo di Alhadi la Procura di Catania è arrivata grazie a un filmato fornito dall'Ong Moas, che lo ha realizzato con un suo aereo. Lo ha rivelato in conferenza stampa il procuratore Carmelo Zuccaro, sottolineando che "è la prima volta di una collaborazione con la magistratura etnea". Nel video si vede un natante bianco in vetroresina sul quale viaggiano i trafficanti, compreso l'indagato per omicidio, che 'scortano' un gommone e un'imbarcazione in legno.

Alhadi, che indossa una giacca color cammello, saluta i suoi 'compagni' prima di trasferirsi su uno delle due imbarcazioni in legno che stanno per essere soccorse da nave Phoenix che il 6 maggio sbarca a Catania. Lui collabora e dà ordini ed è sul natante quando parte lo sparo che ucciderà il migrante che si era rifiutato di togliersi il cappellino. Ordine che era stato impartito a tutti, ma che la vittima, non conoscendo l'arabo, non ha capito. Ad accusarlo non soltanto le immagini, ma le dichiarazioni di numerosi testimoni, compreso un fratello maggiore del 21enne. 

"Se le navi arretrano il loro raggio di azione i trafficanti escono allo scoperto e possono essere arrestati", ha detto ancora Zuccaro. Il magistrato ha rivelato anche che "l'assassinio del 21enne della Sierra Leone è stato commesso al limite delle acque internazionali".

"I due indagati ad avviso della Procura - ha sottolineato Zuccaro - sono trafficanti a pieno titolo. Sono stati identificati grazie alle testimonianze dei migranti a cui si è aggiunta, per la prima volta, una documentazione fotografica fornita da una Ong, la Moas, che ci ha consentito di acquisire riscontri particolarmente significativi con la possibilità di individuare uno degli autori di un assassinio efferato. L'uccisione di una persona che non aveva alcuna colpa particolare, uccisa a freddo in maniera assolutamente gratuita oltre che feroce. Questo dimostra che abbiamo a che fare con un'organizzazione quella dei trafficanti non solo spietata, ma che considera i migranti meno di una merce. Perché - ha concluso il procuratore Zuccaro - le merci si tutelano, le persone una volta che hanno pagato, sono a perdere...".

TRE NIGERIANI FERMATI AD AGRIGENTO. Ad Agrigento altri tre nigeriani sono stati fermati dalla polizia di Stato per associazione per delinquere finalizzata alla tratta e al traffico di esseri umani, sequestro di persona a scopo di estorsione, violenza sessuale, omicidio. Erano sbarcati a Lampedusa lo scorso 16 aprile. Il provvedimento emesso dalla Dda della Procura di Palermo ed eseguito dalla squadra mobile di Agrigento contesta anche alcune aggravanti, tra cui la transnazionalità del reato, la disponibilità di armi, l'agire con crudeltà e sevizie per futili motivi.

"Ha ucciso mio fratello e ha usato violenze anche su di me": è l'accusa mossa da una donna migrante rivolta a uno dei tre nigeriani. Il racconto è agli atti dell'inchiesta aperta dalla Procura distrettuale di Palermo. Il giovane africano indicato dalla donna quale autore dell'omicidio del fratello avrebbe agito in quella circostanza, insieme a un libico.

"Gli africani, armati di fucile e vestiti in abiti civili, erano spregiudicati - racconta un altro testimone alla polizia - picchiavano brutalmente e senza alcun motivo i migranti. Personalmente - ricorda - sono rimasto vittima, in più occasioni, delle loro inaudite crudeltà. Una volta mi hanno legato le gambe e poi mi hanno picchiato ripetutamente con un bastone nella pianta dei piedi, procurandomi delle profonde lesioni e una frattura, tanto da impedirmi di camminare per tre mesi".




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