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martedý, 24 ottobre 2017

Traffico migranti, 2 arresti a Catania
Contatti con terroristi filo-jihadisti

Il gruppo somalo gestiva la permanenza dei profughi in Italia e il viaggio verso il Nord Europa. Anche un internet point etneo tra le basi logistiche

BARI - La polizia di Bari, coordinata dalla Dda, ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 15 presunti trafficanti di uomini a Bari, Catania e Salerno a carico di cittadini somali.

Di questi, undici in carcere (tre dei quali già catturati) e quattro ai domiciliari (due ancora ricercati). Il capo della presunta organizzazione criminale è Ismail Olhaye Hussein, somalo di 33 anni, residente a Bari e catturato nel capoluogo pugliese dove gestiva due internet point che, insieme con uno di Catania gestito da suoi collaboratori, avrebbero costituito le basi logistiche e operative del gruppo.

La copertura di questa attività sarebbe stata un'associazione culturale di servizi per migranti e lo stesso capo dell'organizzazione lavorava come mediatore culturale. A Catania sono stati eseguiti altri due arresti nei confronti del 33enne Ahmed Siyad Mohamed e del 27enne Muhumed Okar Mohamed. Sono attualmente ricercati, anche all'estero, altri otto cittadini somali.

Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla permanenza illegale di clandestini in Italia e al successivo ingresso in Paesi esteri, favoreggiamento di immigrazione clandestina a scopo di lucro, uso di documentazione falsa, corruzione di incaricato di pubblico servizio e falso ideologico in atto pubblico.

Dalle indagini di Squadra Mobile, Digos e Sco, è emerso anche l'utilizzo di canali 'money trasfer' illegali, secondo il sistema dell'hawala informatica, usato dai presunti trafficanti per incanalare le somme loro inviate dalle famiglie dei migranti somali quale prezzo per l'organizzazione dei viaggi degli stessi verso il nord Europa.

Gli investigatori baresi hanno documentato contatti telefonici tra uno dei membri del presunto sodalizio con un cittadino somalo, già sottoposto a fermo in Italia nel luglio 2016 per aver favorito l'ingresso sul territorio nazionale, via Malta, di due 'foreign fighter' militanti dell'Isis/Daesh.

Inoltre, attraverso Facebook e altri social network alcuni componenti della presunta organizzazione criminale che trafficava in migranti, avrebbero avuto contatti con soggetti ritenuti filo-jihadisti, vicini al gruppo terroristico somalo Al Shabaab.

Contestualmente agli arresti, sono stati oscurati dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni i siti informatici non abilitati in Italia su cui gli indagati avrebbero operato, effettuando i vari servizi di pagamento sia a beneficio dei membri dell'organizzazione che dei migranti.

Tra gli indagati c'è anche il 62enne Vitantonio Cascela, impiegato dell'anagrafe del Comune di Bari che si sarebbe lasciato corrompere per dichiarare falsamente inesistenti residenze di cittadini somali nel capoluogo pugliese.

All'operazione ha contribuito anche la Polizia di Malta che, con la collaborazione di personale Interpol e della Questura di Bari, ha dato esecuzione a un mandato di arresto europeo nei confronti del principale trafficante di migranti somali di cui si sarebbe servita l'associazione criminale.

L'indagine è cominciata nell'aprile 2015 quando il somalo 33enne ritenuto a capo dell'organizzazione fu controllato perché appena arrivato a Bari da Malta in possesso di 22mila euro in contanti. Gli accertamenti di Squadra Mobile e Digos, attraverso intercettazioni, pedinamenti e arresti di migranti trovati in possesso di documenti falsi, alcuni dei quali poi hanno collaborato con gli investigatori, hanno consentito di accertare un giro di alcune centinaia di migranti che avrebbero fatto guadagnare all'organizzazione almeno 9 milioni di dollari.

I migranti venivano definiti "selvaggi" nelle intercettazioni tra i presunti trafficanti somali. Gli indagati da un lato gestivano logisticamente i migranti, prevalentemente africani, grazie a contatti all'interno dei centri di accoglienza di Sicilia e Puglia, fornendo loro vitto, alloggio, documenti falsi e biglietti di viaggio per raggiungere i Paesi del nord Europa (Gran Bretagna, Svezia e Germania); dall'altro controllavano un ingente flusso di denaro attraverso il sistema del 'money transfer'.

Per ciascun migrante avrebbero incassato 900 dollari. In un caso è stato accertato che una famiglia dall'Africa avrebbe consegnato all'organizzazione migliaia di dollari da dare, una volta giunto a destinazione, al figlio minorenne il quale, però, avrebbe poi ricevuto soltanto 20 euro. Le indagini hanno monitorato e accertato il traffico di oltre trenta migranti in 12 diverse operazioni ma gli inquirenti baresi ritengono che il fenomeno sia molto più ampio.

Dalle intercettazioni è emerso anche che l'organizzazione stava cercando di realizzare a Bari un attentato ai danni di un interprete connazionale perché sospettato di collaborare con la magistratura e, per farlo, avrebbero pensato di pagare mafiosi locali.




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