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martedì, 23 maggio 2017

Pd, in Sicilia crolla "l'asse della seppia"

Luca Ciliberti / 
L'analisi. Faraone e Cardinale deludono alle primarie, nell'Isola Renzi non sfonda. Boom di Lumia con Emiliano

“Tutti uniti” o non si va da nessuna parte. Via i personalismi, le velleità politiche dei piccoli gruppi o dell'uomo solo al comando. Non c'è spazio per chi vuole imporre regole e veti incrociati. E' questo il dato più significativo che le primarie del Partito Democratico hanno sottolineato declinando il messaggio in tutti i microcosmi, anche dialettali, della Sicilia.

Una morale che lo stesso segretario regionale del Pd, Fausto Raciti, ha voluto rimarcare sottolineando che “Renzi ha detto con chiarezza di voler scrivere una pagina nuova, non giocare un secondo tempo di rivincite. Anche noi, in Sicilia, dovremo fare lo stesso: tutti partecipi della discussione politica dei prossimi mesi, tutti coinvolti nelle decisioni, speriamo - e io lavorerò per questo - tutti uniti”.

Il senatore Beppe Lumia già da mesi aveva lanciato un appello all’unità, invitando tutti i dirigenti dem a ripensare il Pd come il “Partito Noi”. Ed ancora una volta è stato profetico. Nel frattempo in queste settimane, mentre qualcuno sembrava più interessato a trovare il nome di un possibile candidato alle prossime regionali, nel Pd c'era chi lavorava sul consenso e sull'aggregazione.

I dati definitivi, che hanno un peso specifico, ma che non possono e non devono essere letti come proiezioni elettorali alle urne, spiegano tanto. Renzi conquista 19 regioni su 20, ma ancora una volta, nonostante la mobilitazione delle truppe cammellate, non sfonda in Sicilia, fermandosi al 61,22% contro il 70% della media nazionale, percentuali tra le più basse d'Italia subito dopo Basilicata, Molise e Abruzzo.

Adesso comincerà il gioco dei riposizionamenti. Matteo Renzi sembra voler sfogliare il Giglio magico eliminando o allontanando i petali più vecchi o ingialliti. In questo contesto l’ex premier ha già annunciato di lavorare per cercare “intese con le persone e non più con i partiti”. Tradotto: contano voti e progetto politico, meno le sigle e le bandiere.

In vista della riorganizzazione degli organigrammi del partito, si rafforza la posizione dei fedelissimi Luca Lotti, Lorenzo Guerini e Matteo Orfini su tutti. Sembrano più distanti Dario Franceschini e Piero Fassino.

In Sicilia, l'asse della seppia Faraone-Cardinale delude ancora una volta il leader Rottamatore dopo il referendum. I risultati migliori della mozione Renzi non portano la loro firma. E la sconfitta di Caltanissetta, che ha premiato Orlando, seppur di misura, 40,1% a 39,5% sembra una sceneggiatura scritta da Mirello Crisafulli e, agli occhi del Nazareno, paga pesantemente proprio Totò Cardinale, che aveva la figlia Daniela capolista nelle liste pro Renzi in quota Sicilia Futura. Un dato che potrebbe addirituttura peggiorare e portare Renzi all'ultimo posto se si deciderà, così come ormai pare scontato, di riammettere tutti i voti del gazebo chiuso in corsa a Gela. Le preferenze nella città del governatore erano tutte per Emiliano.

Delude anche AreaDem di Franceschini. Nelle province di Palermo e Catania i capilista erano i due big, Giuseppe Lupo e Anthony Barbagallo. La performance della mozione Renzi proprio nei loro collegi è risultata inferiore rispetto alle percentuali registrate in città dove, Antonello Cracolici (in quota Giovani turchi) e Luca Sammartino (in quota Guerini) sono riusciti ad allargare e ad aumentare il consenso per il Pd.

A Ragusa Renzi ha fatto l’exploit, ma l’86% dei voti sono arrivati con la mozione in cui il capolista era Giovanni Denaro, un altro “giovane turco”piazzato dal segretario regionale del partito, Fausto Raciti, orfiniano ed ex dalemiano.

Emiliano, alla vigilia visto come inutile comprimario, è andato ben oltre le aspettative. "Fronte democratico" vince in Puglia, strappando l'unica regione all'egemonia renziana, prende tanti voti al Sud e ottiene un incoraggiante 15,77% (+4% rispetto al dato nazionale) proprio in Sicilia. Segno che la compagine del presidente Rosario Crocetta (mai sceso in campo) al momento opportuno sa mobilitarsi ed essere competitiva e decisiva. All'assemblea nazionale arriverà anche Giuseppe Antoci, il presidente del Parco dei Nebrodi che proprio nella provincia di Messina ha regalato a Emiliano un ottimo 25%. Altra intuizione del "l'uomo ombra" Beppe Lumia.

Alla fine della fiera anche la mozione Orlando può essere soddisfatta dalla risposta del Sud. In Sicilia resta in media rispetto al dato nazionale con il 20% delle preferenze. A Catania raccoglie una media voto tra provincia e città che è pari al 28% e si piazza prima nel collegio Caltanissetta ed Enna.

La composizione delle liste, ben assortite, ha tenuto conto della diversità di vedute ed esperienze del partito tanto da prendersi persino qualche voto di simpatia da parte dei diversamente renziani. Un’operazione trasversale che ha visto coinvolti in campo, insieme, il parlamentare Giuseppe Berretta e gli esponenti di DemoSì, Angelo Villari e Concetta Raia.

Al netto delle foto con gli extracomunitari ai gazebo, adesso è arrivato il momento in cui il Pd dovrà interrogarsi sulle strategie comuni da mettere in campo per le prossime regionali.

Twitter: @LucaCiliberti




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