Facebook | Twitter | RSS | Scrivi alla redazione
venerdý, 18 agosto 2017

Pubblicato: 13/04/2017

Enzo Bianco's Karma

Luca Ciliberti / 
Il retroscena. La composizione delle liste per le primarie Pd cambia il volto del partito renziano a Catania. Per il sindaco la ricandidatura Ŕ giÓ in salita

“Essere o dover essere… Il dubbio amletico” canta il tormentone sanremese. Ventiquattrore per metabolizzare l’ennesima rottamazione che passa per la sua testa. Enzo Bianco’s Karma. Alle ultime primarie, da sindaco, era capolista Pd in città, nel giro di 24 ore è sparito da tutto l’universo renziano.

Gongolano i “sammartinos” e i “barbagallos”, perché il combinato disposto dei due capilista seguiti dai ricalzi, con la concomitante esclusione di Enzo Bianco e Giovanni Burtone, dà il via alla nuova fase del Renzi bis in Sicilia. I giovani fedelissimi tutti avanti, per i cespugli non c’è spazio e non c’è lista, in un congresso dove si gioca punto a punto e nessuno vuole perdere terreno in favore degli avversari.

Cambia il volto dell’area Renzi sotto il vulcano. Le vicende degli ultimi due anni hanno consegnato la palma della coerenza al “Golden boy” Luca Sammartino e alla “First lady” Valeria Sudano, i brutti anatroccoli di Articolo 4 che si sono spesi per la causa del Partito Democratico, riferendo sempre e con lealtà a Lorenzo Guerini.

Per Giovanni Burtone urge ricollocazione, rimasto orfano della Boschi (che perde la corrente e rientra nei ranghi di Renzi). Il mite Giovanni aveva posto l’aut aut: o capolista in provincia (come alle ultime primarie) o fuori. La risposta al tavolo romano è stata Anthony Barbagallo capolista in provincia per Area Dem. “Le faremo sapere”. Firmato Ettore Rosato. Post scriptum. “L’intelligenza è demodé” aggiunge Gabbani.

A Catania “l’evoluzione inciampa”, perché sparisce anche il segretario regionale del Pd Fausto Raciti e coordinatore della mozione Renzi in Sicilia, che da buon Dalemino piazza le sue bandierine in tutta la Sicilia tranne che nella sua provincia dove, obiettivamente, c’è penuria di aficionados.

Ma Enzo Bianco, il sindaco-diplomatico che vive nella dimensione cosmica del ministro, cosa ne pensa? E qui si aprono altri scenari che vanno oltre il congresso e la scadenza del 30 aprile. La separazione in casa e il forfait in lista, alla fine, sembrano essere stati consensuali.

Il sindaco di Catania agli occhi di Renzi paga una sopravvalutazione cittadina che i numeri reali dell’area metropolitana non rispecchiano, su tutti il clamoroso flop della Festa dell’Unità in termini di presenze e le percentuali devastanti del No al referendum. Il giorno della chiusura delle liste, particolare di non poco conto, Bianco era seduto “istituzionalmente” accanto al ministro Orlando (avversario del rottamatore alle primarie) con gli amici di una vita, quell’area Cgil che gli ha sempre garantito supporto e sostegno. Un passaggio che sembra aver causato malcontento tra i big romani del Pd renziano che, in questa nuova fase, vogliono arrivare compatti, numerosi e affidabili all’assemblea e soprattutto in direzione nazionale.

Bianco “contemporaneo come l’uomo del neolitico” canterebbe il vincitore di Sanremo. Già, perché in generale il primo cittadino guida un carrozzone vecchio e stanco e comincia a perdere il voto d’opinione di cui ha sempre goduto e, senza struttura elettorale parallela (vedi le segreterie politiche di Sudano, Sammartino, Barbagallo, Berretta, Burtone, Raia, Villari, Albanella), sarà difficile recuperare consensi a Catania perché “c’è Buddha in fila indiana al Tondo Gioeni”.

E poi gli mancano i giovani, la nuova classe dirigente e l’entusiasmo di una generazione politica al passo coi tempi e piena di spirito partecipativo che negli ultimi quattro anni è stata allontanata e messa ai margini. Persino Francesca Raciti, presidente del Consiglio comunale e sua creatura politica, è passata in area Faraone. Tutti elementi su cui Bianco, apparentemente, non sembra riuscire a riflettere.

Oltre lo Stretto, il sindaco-ministro-diplomatico resta sempre un punto di riferimento che non ha bisogno di accreditarsi alle tavole romane “dei selfisti anonimi”. “Alle seppie preferisco sempre il pesce della nostra pescheria”, avrebbe sussurrato sorridendo agli amici in un afflato alla Battiato. Un retroscena nel retroscena.

Insomma Bianco c’è, per ora è fuori solo dalle liste delle primarie. “Comunque vada, panta rei”, per lui nessun problema di collocazione, anche perché si è sempre professato indipendente dalle correnti. E’ fondatore del Pd, figura ingombrante all’interno del partito, certo Renzi non è un interlocutore di prima mano ed è chiaro che le affinità elettive nel governo sono più con l’area Franceschini e con l’attuale premier Gentiloni.

“AAA cercasi, storie dal gran finale”, ma è innegabile che a Bianco serve un cambio passo per dare risposta alle valanghe di critiche che fanno da contraltare alle lusinghe di una parte della politica, che lo vuole ancora candidato del Pd per il dopo Crocetta, mentre la ricandidatura a sindaco non è più così scontata. “Namastè, alè”.

Twitter: @LucaCiliberti




Per commentare l'articolo Ŕ necessario autenticarsi tramite un account Facebook, Twitter o Google. In alternativa, Ŕ possibile registrarsi su Disqus utilizzando un indirizzo di posta elettronica valido (solo per primo accesso Ŕ necessaria la verifica, basterÓ cliccare sul link che riceverete nella casella di posta indicata). Grazie per la collaborazione.
Importante: i commenti e i nickname non dovranno contenere espressioni volgari o scurrili, offese razziali o verso qualsiasi credo o sentimento religioso o abitudine sessuale, istigazioni alla violenza.
La redazione si riserva di cancellare commenti ritenuti non idonei.