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giovedì, 24 agosto 2017

Pubblicato: 10/04/2017

Al Sud si muore di più

Rapporto Osservasalute: aumenta il divario tra le regioni, nel Mezzogiorno meno risorse economiche e servizi sanitari scadenti

ROMA - Aumenta il divario tra Nord e Sud dell'Italia rispetto alla salute dei cittadini: al Sud, e in particolare in Campania, infatti, si muore di più e il Sud dispone di minori risorse economiche, è gravato dalla scarsa disponibilità di servizi sanitari e di efficaci politiche di prevenzione. Il dato emerge dal Rapporto Osservasalute 2016, frutto del lavoro dei 180 ricercatori dell'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che ha sede presso l'Università Cattolica di Roma.

Tale disparità di accesso all'assistenza si riflette in modo sempre più evidente proprio sulla salute delle persone: al Sud è molto più alta la mortalità prematura sotto i 70 anni di vita. Alcuni esempi: nel 2015, in Italia, ogni cittadino può sperare di vivere mediamente 82,3 anni, ma mentre nella PA di Trento la sopravvivenza sale a 83,5 anni, un cittadino che risiede in Campania ha un'aspettativa di vita di soli 80,5 anni. La riduzione della mortalità negli ultimi 15 anni è stata del 27% al Nord, del 22% al Centro e del 20% al Sud e Isole.

DIMINUISCE ASPETTATIVA DI VITA. In Italia, al 2015, la speranza di vita alla nascita è più bassa di 0,2 anni negli uomini e di 0,4 anni nelle donne rispetto al 2014, attestandosi, rispettivamente, a 80,1 anni e a 84,6 anni. La diminuzione dell'aspettativa di vita degli italiani è registrata dal Rapporto Osservasalute 2016, presentato oggi. "La distanza della durata media della vita di donne e uomini si sta sempre più riducendo anche se, comunque, è ancora fortemente a favore delle donne (+4,5 anni nel 2015 contro +4,9 anni nel 2011).

ITALIANI MALATI CRONICI. In Italia si registra un 'esercito' di malati cronici, cui sono prescritti tanti farmaci e che occupano per la gran parte gli studi medici, causando un peso gravoso per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale (Ssn): le malattie croniche affliggono infatti quasi 4 italiani su 10, pari a circa 23,6 milioni, e 'succhiano' molte risorse al Ssn. La salute degli italiani, avverte il Rapporto, è dunque "a rischio".

Ai malati cronici sono destinate gran parte delle ricette per farmaci e sono loro che affollano più spesso le sale d'attesa degli studi dei medici di famiglia. Ipertensione arteriosa, ictus ischemico, malattie ischemiche del cuore, scompenso cardiaco, diabete tipo 2, Bpco, asma bronchiale, osteoartrosi, disturbi tiroidei, sono le malattie più diffuse. Le malattie croniche riflettono anche i divari sociali del Paese: un esempio su tutti è la prevalenza di cronicità che nella classe di età 25-44 anni ammonta al 4%, ma mentre tra i laureati è del 3,4%, nella popolazione con il livello di istruzione più basso e pari al 5,7%.

Nel 2015, il 23,7% (249.887 pazienti su un totale di 1.054.376 soggetti) dei pazienti adulti in carico alla medicina generale presentava inoltre due o più condizioni croniche, venendo trattato con cinque o più farmaci. Dallo scenario delle cronicità, avverte il Rapporto, "dipende molto anche il futuro stesso della sostenibilità del Ssn, messo già a dura prova da forti difficoltà economiche legate ai vincoli di bilancio".

Altro dato è poi quello relativo alla spesa privata dei cittadini per la salute, che è in aumento specie al Sud. Nel periodo 2001-2014, la spesa sanitaria privata pro capite è infatti cresciuta passando da 449,3 euro a 553,1 euro con un incremento medio annuo dell'1,61%. Il suo valore è, comunque, inferiore rispetto ai valori degli altri Paesi Ue con sistema sanitario pubblico. Tutte le regioni del Sud e le Isole incrementano la spesa sanitaria privata con valori fra +1,74% annui in Campania e +3,53% annui in Basilicata. Le regioni del Centro-Nord, invece, presentano incrementi più contenuti. 

IN CALO SPESA PER IL PERSONALE SANITARIO. In Italia si continua a ridurre la spesa per il personale sanitario mentre aumenta il disavanzo del settore. L'incidenza della spesa per personale dipendente del Servizio sanitario nazionale (Ssn) sulla spesa sanitaria totale, si rileva nel Rapporto, "si è ridotta di 0,8 punti percentuali tra il 2013-2014, passando dal 32,2% al 31,4%; si conferma il trend già osservato tra il 2010-2013". Il contenimento della spesa si è registrato, prevalentemente, nelle regioni sottoposte a Piano di Rientro (Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria e Sicilia).

Nel 2014, la spesa per il personale ammonta a oltre 35 miliardi di euro, il 31,4% della spesa sanitaria totale, e fa registrare, nel periodo 2010-2014, una riduzione pari all'1,6% medio annuo, a fronte di una riduzione media annua della spesa sanitaria dello 0,5%. La diminuzione della spesa, si spiega, "è sostanzialmente il risultato delle politiche di blocco del turnover attuate dalle regioni sotto Piano di Rientro e delle misure di contenimento della spesa per il personale, portate avanti autonomamente anche dalle altre regioni".

Altro dato riguarda il disavanzo sanitario nazionale, che appare in aumento e ammonta a 1 miliardo e 202 milioni di euro nel 2015. Nel 2014, il disavanzo ammontava a circa 864 milioni di euro, in netta diminuzione rispetto al 2013 (1,744 miliardi di euro). Per la prima volta dal 2005, pertanto, il disavanzo risulta superiore a quello dell'esercizio precedente (928 milioni di euro nel 2014). Ciò, si legge nel Rapporto, "per effetto di un leggero incremento dei costi (+0,3%), quasi interamente imputabile ai prodotti farmaceutici, a fronte di un finanziamento effettivo sostanzialmente immutato".




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