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domenica, 19 novembre 2017

Pubblicato: 15/03/2017

Mafia e rifiuti, blitz in Sicilia

Traffico illecito di spazzatura in una discarica nel Siracusano: 14 arresti. Sequestro da 50 milioni agli imprenditori Paratore: c'č anche il lido catanese Le Piramidi. TUTTI I NOMI

CATANIA - Quattordici persone sono state arrestate dai carabinieri del Comando provinciale di Catania e del Noe nell'ambito di una inchiesta su gestione e traffico illegale di rifiuti in una discarica nel Siracusano, dove veniva smaltito anche il 'polverino' dell'Ilva di Taranto.

Tra i destinatari del provvedimento anche l'ex dirigente regionale Gianfanco Cannova, di 59 anni, un funzionario del Comune di Mellili (Siracusa), Salvatore Salafia, di 58 anni, e il dirigente del Dipartimento Acque e Rifiuti della Regione Siciliana Mauro Verace, di 60 anni, al quale sono stati concessi i domiciliari. Al centro dell'inchiesta la discarica della Cisma Ambiente.

Il Gico della Guardia di finanza di Catania ha sequestrato beni per 50 milioni di euro riconducibili agli imprenditori Antonino Paratore e al figlio Carmelo (indicati come appartenenti a Cosa nostra e legati direttamente e prestanome di un boss), compreso il noto lido catanese 'Le piramidi'.

I provvedimenti restrittivi (sette in carcere, sette ai domiciliari) e tre misure interdittive sono stati eseguiti da carabinieri tra Catania, Messina, Palermo, Siracusa, Roma e Brunico. Agli indagati sono contestati, a vario titolo il traffico illecito di rifiuti, estorsione e rapina, con l'aggravante del metodo mafioso, usura, corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e traffico di influenze illecite. Eseguito anche il sequestro finalizzato alla confisca di sei imprese e dei rispettivi beni per 50 milioni di euro.

L'attività di indagine, condotta dal 2012 al 2015, alla quale hanno dato riscontri dichiarazioni di collaboratori di giustizia, secondo la Procura di Catania ha consentito di far luce sull'operato, nel settore del traffico dei rifiuti, di Antonino Paratore e del figlio Carmelo - ritenuti legati al boss Maurizio Zuccaro della 'famiglia' Santapaola-Ercolano - per il quale avrebbero agito anche quali prestanome.

L'inchiesta parte, nel dicembre 2012, dopo il ritrovamento al largo della Toscana di bidoni contenenti prodotti dei catalizzatori esausti del petrolchimico, non più rigenerabili, di cui si occupava la Cisma Ambiente Spa, riconducibile alla famiglia Paratore. Il gruppo avrebbe fatto ampliare la discarica senza averne i requisiti e gestito in maniera illecita il conferimento che doveva essere limitato ai rifiuti di Siracusa e provincia e invece riceveva anche quelli di altre regioni italiane e il 'polverino dell'Ilva di Taranto.

Questo, secondo l'accusa sarebbe avvenuto "con la connivenza di pubblici funzionari della Regione Siciliana deputati al rilascio delle autorizzazioni, tonnellate di rifiuti realizzando ingenti guadagni e inquinando gravemente l'ambiente". Lo avrebbero fatto "omettendo per anni di attivarsi, sebbene fossero stati informati dagli organi di controllo della condotta della Cisma che, all'interno della discarica avrebbe operato in assoluto disprezzo delle autorizzazioni e della normativa ambientale".

"In questo senso sarebbe - sottolinea la Procura - stato significativo l'apporto di un funzionario dell'Assessorato Regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità di Palermo, che sarebbe divenuto lo strumento dei due Paratore per esercitare la necessaria pressione verso gli apparati della Pubblica Amministrazione per il raggiungimento dei loro fini illeciti".

GLI ARRESTATI. In manette nell'operazione 'Piramidi' Antonino e Carmelo Paratore, padre e figlio, rispettivamente di 70 e 36 anni, Salvatore Grillo, di 47, Giuseppe Verderame, di 63, Gianfranco Cannova, di 59, Salvatore Salafia, di 58, Simone Giuseppe Piazza, di 31. Questi sono stati tutti condotti in carcere. Ai domiciliari sono stati posti Salvatore D'Amico di 46, Agata Di Stefano, di 35, Antonino Di Vincenzo, di 40, Maurizio Cottone, di 42, Giuseppe Amara, di 39, Giovanni Amara, di 44, Mauro Verace di 60.




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