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domenica, 28 maggio 2017

Rifiuti, Sicilia fanalino di coda in Ue

La Via: "La Commissione stima che grazie al pacchetto sull'economia saremo in grado di creare entro il 2035 circa 170.000 posti di lavoro, ma la regione e l'Italia restano ai margini"

STRASBURGO - Il futuro dell’economia è circolare. E’ il paradigma, irreversibile, tracciato dall’Unione Europea, che chiede uno sforzo importante agli Stati membri per garantire un ambiente sano e un’economia sostenibile. Oggi a Strasburgo, il Parlamento è stato chiamato a votare in sessione plenaria 4 proposte legislative in tema di gestione dei rifiuti con cui “ si vuole definire – spiega l’eurodeputato Giovanni La Via (ApPpe) – un percorso virtuoso di lungo termine per la riduzione progressiva dei rifiuti e per la gestione e il riciclaggio degli stessi.

Il Parlamento ha espresso una posizione ambiziosa, che modifica radicalmente l’approccio ai rifiuti, che smetteranno di essere un problema e diventeranno un’opportunità”. In sintesi, le amministarzioni nazionali e regionali dovranno confrontarsi con target vincolanti in materia di preparazione per il riutilizzo, un obiettivo comune per il riciclaggio dei rifiuti urbani al 70 per cento entro il 2013, un target vincolante di ridurre al 5% la quantità di rifiuti urbani conferiti in discarica entro il 2030- a fronte del 10% proposto dalla Commissione- e il rafforzamento della collaborazione tra gli Stati per migliorare la gestione dei rifiuti.

Presenti anche misure di rafforzamento anche per il mercato secondario delle materie prime. “Il Ppe – spiega l’eurodeputato Giovanni La Via (ApPpe) – aveva espresso una posizione piu equilibrata tra le esigenze di definizione di obiettivi ambiziosi e un approccio realistico sugli stessi, su quanto si potrà cioè concretamente realizzare entro il 2030 nei diversi Stati, sulla scorta di quanto proposto dalla Commissione europea. Ma confido che durante il negoziato con il Consiglio, e con gli opportuni accorgimenti su norme di calcolo robuste, pratiche e confrontabili per tutti, riusciremo ad ottenere risultati importanti”. Questo il quadro tracciato da La Via: “Oggi in Europa ci sono circa 600 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno, con grande potenzialità di riutilizzo, che perdono valore e sono completamente esclusi dal ciclo produttivo. Per garantire una crescita sostenibile nell'Ue – ha aggiunto l’europarlamentare - dobbiamo usare le risorse a nostra disposizione in un modo più intelligente e sostenibile. Non possiamo costruire il nostro futuro su un modello usa-e-getta. La gestione dei rifiuti è fondamentale per il successo dell’economia circolare in Europa”.

In netta controtendenza rispetto alla politica europea, il “modello Sicilia”, bocciato seccamente “per l’incapacità di progettare e di implementare le necessarie infrastrutture di trattamento dei rifiuti”.

Insomma, mentre l’Ue promuove la graduale riduzione delle discariche, in Sicilia sarebbero “l’unica alternativa possibile”. I dati (fonte Ispra) sulla raccolta differenziata descrivono bene la situazione: “Ultima in Italia con il 12.8 %, a fronte di un 47,5% nazionale in crescita di + 2,3 punti rispetto al 2014 (45.2%). Il trend siciliano è invece incredibilmente in discesa, nel 2014, infatti, era sopra il 13%, mentre la Calabria, penultima, doppia la Sicilia e si attesta al 25%. Dati davvero allarmanti, che impongono un cambio di rotta immediato”.

La miopia politica in materia ambientale, si porta dietro risvolti pesanti a danno della competitività industriale, e quindi della crescita economica e occupazionale. “La Commissione europea stima che grazie al pacchetto sull’economia circolare saremo in grado di creare, entro il 2035, circa 170.000 posti di lavoro. Un modello economico efficiente che permetterà di rispettare l’ambiente e promuovere la creazione di competitività e nuovi posti di lavoro” dice La Via, convinto che la green economy sia senza dubbio la strada da percorrere. L’eurodeputato, tra l’altro, è uno dei più convinti fautori della lotta contro lo spreco alimentare, il cosiddetto “Food Waste”, assente nella proposta della Commissione, ma fortemente voluto dal Parlamento europeo, che ne ha fatto una sua priorità e ha richiesto l’introduzione della riduzione del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030 gli sprechi alimentari, “una misura etica oltre che materiale. Le stime indicano che ogni anno vengono sprecate nell'UE 88 milioni di tonnellate di alimenti, pari a 173 kg di alimenti sprecati a persona, numeri ancora più impressionanti se si pensa allo stato di indigenza che riguarda numerose famiglie. Vogliamo fare il possibile per evitare questo spreco e aiutare chi ha bisogno – conclude l’eurodeputato siciliano.” Dopo questo voto, si attende la definizione della posizione degli Stati membri, che darà poi il via ai negoziati che condurranno ai testi finali.




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