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giovedý, 21 settembre 2017

Pubblicato: 14/03/2017

Confondono Salerno con Palermo

Catania. Sequestrati nel porto campano 110 chili di cocaina proveniente dal Sudamerica nascosti tra le banane: quattro fermi. Il procuratore Zuccaro: "E' saltata la mediazione della 'ndrangheta"

CATANIA - Avrebbe fruttato almeno 14 milioni di euro alle organizzazioni coinvolte nel traffico internazionale di stupefacenti la vendita dei 110 chili di cocaina di origine sudamericana, destinata al mercato siciliano, sequestrata dalla Guardia di finanza di Catania nell'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania che ha portato all'emissione di quattro provvedimenti di fermo, tre dei quali sono stati eseguiti tra Palermo e Frosinone.

"Il fenomeno sul quale abbiamo investigato - ha detto il procuratore della Repubblica di Catania Carmelo Zuccaro parlando con i giornalisti - merita una riflessione perché vediamo che in questo caso è saltata quella che per tanto tempo è la mediazione della 'ndrangheta calabrese. Noi sappiano che di solito quantitativi così notevoli di sostanza stupefacente, paliamo di cocaina purissima che viene dal Sudamerica, fino adesso arrivata con l'intervento delle 'ndrine calabresi e uno dei porti di elezione è quello di Gioia Tauro".

"Qui invece - ha aggiunto - abbiamo dei mediatori che sono uno di origine spagnola ma che vive in Sudamerica e un altro mediatore di origine Napoletana, Vincenzo Civale, i quali trattano direttamente con varia acquirenti, quindi senza la mediazione della 'ndrangheta. In questo caso il quantitativo che abbiamo sequestrato era stato promesso in vendita a degli acquirenti palermitani".

"La droga, promessa in vendita ad acquirenti palermitani, secondo quanto affermato dagli investigatori, è arrivata a Salerno e non a Palermo perché probabilmente i colombiani - come hanno confermato alcune intercettazioni - hanno commesso un errore caricando la droga in un container destinato alla città campana invece che in uno destinato al capoluogo siciliano".

Il sequestro è uno dei più ingenti compiuto negli ultimi anni. Il carico di cocaina era in un container di banane a bordo della motonave 'Brussels'. Ad aprire la strada a un carico di così grande portata era stata la spedizione in Italia organizzata alla fine del 2016 di 9 chili di cocaina purissima.

La spedizione della droga - mischiata ad oltre 40 chili di carbone vegetale - era stata fatta 'passare' dagli investigatori, che hanno operato strategicamente in questo caso un 'sequestro ritardato' per non compromettere le indagini: il fatto che la spedizione - attraverso un ignaro corriere internazionale, con mittente un'impresa di Santa Marta (Colombia) e come destinatario un'impresa etnea di fantasia - fosse andata a buon fine, secondo gli investigatori ha accresciuto la credibilità nei confronti dei mittenti colombiani e aperto alla possibilità di un carico più importante, come quello sequestrato a bordo della motonave, che trasportava droga proveniente, secondo gli inquirenti dal Cartello di Medellin. I nove chili di cocaina sono stati poi sequestrati nell'abitazione di Civale prima che venisse consegnata ai due palermitani.

In un secondo momento sarebbero arrivate dal Sudamerica le sostanze chimiche necessarie a estrarre la droga che era stata mischiata con il carbone vegetale in polvere, sostanze chimiche che non sono mai arrivate. L'organizzazione, che opera in Italia senza altre mediazioni, trafficherebbe cessioni di ingenti quantitativi di stupefacenti in tutte le parti del Paese. Sarebbe formata da numerose persone che dimorano tra la Sicilia, la Campania, il Lazio, la Sardegna, la Spagna, la Colombia e l'Ecuador, dedite all'organizzazione di consistenti importazioni di cocaina dal Sudamerica.

Secondo quanto accertato Civale si sarebbe recato per alcuni mesi in Colombia per accreditarsi e conquistare la fiducia dei fornitori di cocaina e avrebbe mantenuto fitti contatti con Lupo per stabilire le modalità più sicure per realizzare la spedizione dello stupefacente. Secondo quanto accertato dalle indagini, l'organizzazione nei mesi antecedenti alla realizzazione dei carichi, aveva dimostrato rilevanti capacità organizzative e pur progettando come porto preferenziale di approdo Palermo non escludeva il possibile arrivo di spedizioni a Livorno o Genova. Gli investigatori hanno accertato che l'organizzazione stava predisponendo il ritiro del carico giunto a Salerno.




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