Facebook | Twitter | RSS | Scrivi alla redazione
mercoledì, 26 aprile 2017

Pubblicato: 12/03/2017

Per il benzinaio nessun pentimento

Nuovi particolari sul brutale delitto di Palermo: i due condividevano la mensa, Pecoraro ha agito per gelosia

PALERMO - E' prevista domani davanti al gip di Palermo l'udienza di convalida del fermo di polizia per Giuseppe Pecoraro, il benzinaio di 45 anni che nella notte tra venerdì e sabato ha bruciato vivo Marcello Cimino nel portico della mensa dei frati cappuccini, in via dei Cipressi.

Ieri nel corso dell'interrogatorio Pecoraro non ha mostrato alcun segno di pentimento, tentando di giustificare il suo gesto. Inizialmente aveva anche cercato di negare tutto, prima di crollare. La sua identificazione è stata possibile grazie al video ripreso dalle telecamere installate nei pressi della mensa e dai tanti riscontri trovati dalla squadra omicidi della questura.

In poche ore è stato ricostruito un litigio tra Cimino e Pecoraro, avvenuto davanti al negozio di frutta e verdura di piazza Cappuccini, a poche metri dalla mensa. Un alterco causato dalla gelosia dell'omicida: pare che l'ex moglie di Pecoraro avesse iniziato una relazione con il clochard ucciso. I numerosi testimoni sentiti dalla polizia hanno ammesso, sia pure con qualche difficoltà, di aver visto litigare i due.

Pecoraro condivideva spesso con il senzatetto il tempo che entrambi trascorrevano nella mensa della missione, dove il benzinaio si recava quando finiva di lavorare nel distributore di carburante che si trova a poche decine di metri dal refettorio dei cappuccini. Separato anche lui dalla moglie, così come il clochard ucciso, Giuseppe Pecoraro, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe intrapreso una relazione con una donna; e non avrebbe sopportato le attenzione che Cimino rivolgeva alla donna.

I due avrebbero avuto alcuni screzi proprio per la gelosia del benzinaio, che due notti fa ha riempito un secchio di liquido infiammabile, lo ha gettato addosso al "rivale" e gli ha dato fuoco.

Sulla vicenda è intervenuto oggi dal Lingotto di Torino il ministro dell'Interno, Marco Minniti: "Ieri abbiamo visto l'immagine drammatica di un uomo bruciato, sui giornali è stato detto che era un clochard, lui non era un clochard era un uomo e si chiamava Marcello Cimino. E' stato assassinato nel modo più barbaro possibile, nulla di più drammatico che dare fuoco ad una persona e consentitemi con orgoglio da italiano di poter dire che in poche ore la polizia di Palermo ha assicurato alla giustizia quel barbaro".

Sulla diffusione del video che riprende l'assassinio mentre compie il delitto la Procura di Palermo, che indaga sull'omicidio, ha aperto una indagine per violazione del segreto istruttorio e favoreggiamento. Per gli investigatori la diffusione del video avrebbe potuto compromettere l'inchiesta. "Papà non meritava questo, chi l'ha ucciso deve fare la stessa fine", urla una delle figlie davanti al luogo del delitto; il padre aveva una casa, in via Vincenzo Barone nel Villaggio Santa Rosalia, ma aveva deciso di vivere per strada non avendo più un lavoro e cercando di racimolare qualche euro vendendo ferro vecchio e cianfrusaglie, recuperate nei cassonetti della spazzatura, nei marciapiedi del mercato abusivo che nei week-end viene improvvisato tra i vicoli del quartiere Albergheria.

"Siamo turbati da tanta brutale violenza", commenta il sindaco, che ha fatto esporre le bandiere a mezz'asta sui balconi del Palazzo Comunale. In ricordo di Marcello, stasera si terrà una fiaccolata con il corteo che si muoverà da piazza Cappuccini fino a raggiungere la missione San Francesco, dove è avvenuto l'omicidio.




Per commentare l'articolo è necessario autenticarsi tramite un account Facebook, Twitter o Google. In alternativa, è possibile registrarsi su Disqus utilizzando un indirizzo di posta elettronica valido (solo per primo accesso è necessaria la verifica, basterà cliccare sul link che riceverete nella casella di posta indicata). Grazie per la collaborazione.
Importante: i commenti e i nickname non dovranno contenere espressioni volgari o scurrili, offese razziali o verso qualsiasi credo o sentimento religioso o abitudine sessuale, istigazioni alla violenza.
La redazione si riserva di cancellare commenti ritenuti non idonei.