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domenica, 30 aprile 2017

Pubblicato: 12/03/2017

Vitalizi Ars, Ardizzone in tv

Il presidente del Parlamento regionale stasera alle 20.30 ospite del "Faccia a Faccia Politico" su Antenna Sicilia: "Sono stati pubblicati i dati e si vuole ancora sostenere che la Sicilia sia una regione canaglia"

Il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, sceglie il Faccia a Faccia Politico “con la precisa intenzione di parlare al popolo siciliano” per rispondere alle critiche mosse a lui e al Parlamento regionale dalla trasmissione L’Arena di Raiuno, ma anche per chiarire i temi che riguardano la finanziaria regionale, la proroga dell’esercizio provvisorio e il caos istituzionale che ha caratterizzato tutta la legislatura. Alle telecamere di Antenna Sicilia, poi, Ardizzone anticipa anche i contenuti dell’audizione da lui stesso richiesta alla commissione nazionale antimafia, che lo ascolterà martedì a Roma.

Nella striscia di mezz’ora dedicata all’approfondimento dell’attualità politica, condotta dal giornalista Luca Ciliberti, che andrà in onda stasera alle 20.30, Ardizzone respinge le accuse di “Sicilia canaglia”. Ardizzone respinge le accuse di difensore della casta e spiega: “Sono stati pubblicati i dati e si vuole ancora sostenere che il Parlamento della Sicilia è quello che paga più vitalizi, mentre è ormai noto che regioni come Lazio e Friuli spendono quasi quanto noi, in termini di importi netti”.

Nelle ultime due settimane la trasmissione di Raiuno, con la presenza del governatore Crocetta in studio, ha attaccato i costi della Regione, con particolare riferimento ai vitalizi e alle pensioni di reversibilità che la Regione paga ancora oggi agli ex deputati dell’assemblea e, in alcuni casi, anche a loro eredi, circa 130 fra mogli e figli di eletti nella prima legislatura regionale.

“Dal 2014 noi deputati ci siamo ridotti le indennità di carica – sottolinea il presidente Ars - ci siamo staccati dal Senato e invece nel resto d’Italia si continua a ripetere una litania per dare per dare un’immagine distorta della Sicilia. Se non avessimo avuto le carte in regola non avremmo fatto certamente la voce grossa”. In trasmissione anche le domande dei giornalisti Antonello Piraneo (La Sicilia), Accursio Sabella (LiveSicilia) e Manlio Viola (BlogSicilia). La satira affidata alle vignette di Totò Cali.

Sull’applicazione del contributo di solidarietà, oggetto di dibattito e di polemica, Ardizzone resta fermo sulle sue posizioni. “Il contributo di solidarietà è stato applicato solo dalla Regione Siciliana – afferma Ardizzone smentendo le critiche e ribadendo la sua posizione – Però bisogna intendersi: questo contributo fu introdotto dal governo Letta per implementare un fondo nazionale che a sua volta avrebbe dovuto finanziare le famiglie e le piccole e medie imprese".

"L’Ars ha applicato questa norma con un decreto presidenziale già dal luglio 2014, poi, in una riunione in Conferenza dei presidenti delle assemblee regionali si è detto che bisognava contenere i costi degli assegni vitalizi e noi rispondemmo che lo avevamo già fatto sui redditi superiori a 90 mila euro, così come previsto dal decreto. Successivamente, solo dieci regioni hanno applicato i tagli, non tutte così come sostenuto dalla trasmissione della Rai, alcune fittiziamente perché la riduzione non è andata a implementare il fondo nazionale ma è rimasto nei bilanci dei consigli regionali di pertinenza per andare a alimentare i fondi previdenziali degli assegni vitalizi delle stesse regioni, mi riferisco a Friuli e alla Lombardia. I vitalizi sono scandalosi, ma perché si parla solo di quelli della Sicilia e non quelli di Camera e Senato, che nascondono i dati con un semplice asterisco? Noi abbiamo pubblicato gli atti per trasparenza”.

Ardizzone ribadisce, infine, che la materia previdenziale è di competenza esclusiva del Parlamento nazionale. “L'Ars costa circa 155 mln all'anno perché paga 60 mln di pensioni che in altre regioni sono a carico dell'Inps. Partendo dalle riduzioni delle indennità parlamentari, l’Assemblea ha risparmiato già 17 milioni di euro. Oggi mio stipendio complessivo è di 106 mila euro, guai a lamentarsi perché è tantissimo, ma l’indennità del presidente dell’Ars era di 220 mila euro. Ma se si vuole discutere di modifiche e di riforme alle pensioni bisogna sedersi con i presidenti Grasso e Boldrini e intendersi sul dal fare”.




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