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giovedý, 24 agosto 2017

Progetto della sanitÓ etnea per combattere la sepsi

Nuccio Sciacca / 
Una patologia infettiva subdola seconda per mortalitÓ solo alle malattie cardiovascolari

La chiamano epidemia invisibile perché se ne parla poco ed è di non facile identificazione soprattutto nella fasi iniziali: la sepsi. E' partito così dal "Garibaldi" il progetto che toccherà altri tre ospedali della provincia (Cannizzaro, Acireale e Caltagirone) per concludersi sabato 11 al Policlinico.

"Accogliamo l'iniziativa mettendo subito a disposizione le nostre professionalità per contribuire alla lotta a una patologia come la sepsi che si manifesta trasversalmente e richiede un forte impegno da parte di tutta la comunità scientifica con il necessario supporto di una adeguata organizzazione sanitaria", ha detto in apertura Annarita Mattaliano, direttore sanitario aziendale dell'Arnas Garibaldi.

Nel presentare il progetto, Vincenzo Parrinello che ne è il coordinatore e direttore del Risk Management del Policlinico Ove, ha ricordato le drammatiche cifre della sepsi: "In Italia registriamo una incidenza maggiore dell'infarto con 60 mila morti l'anno e un tasso dal 40 al 60% di mortalità ospedaliera nelle forme più gravi".

Toccante la testimonianza di Melissa Mead, madre del piccolo William, che si è vista portare via a solo un anno di età proprio dalla sepsi: "Quando penso che durante il volo di tre ore da Londra alla Sicilia è passato il tempo in cui muoiono nel mondo 3 mila persone di sepsi mi vado convincendo che la mia battaglia per promuovere la prevenzione di questa subdola malattia  è davvero più che mai utile!".

Secondo Melissa è fondamentale che accanto ai medici anche i genitori, nel caso di pazienti pediatrici, siano in grado di discernere tra i segni che la sepsi dà di sé. Sono quindi intervenuti l'infermiera Palermo sulla importanza di una scrupolosa igiene ospedaliera, specie nella preparazione del catetere venoso centrale, l'anestesista Cubisino sul ruolo nefasto delle endotossine batteriche nella fase che porta alla morte del paziente ed il medico di urgenza, Paola Noto.

"I medici devono saper riconoscere la sepsi sin dai suoi primi sintomi - ha spiegato la Noto - il networking sepsis ha elaborato una top ten che individua 10 passaggi fondamentali: identificare la sepsi, migliorare i parametri vitali, effettuare la misurazione dei lattati nel sangue, il monitoraggio della volemia, l'emocoltura, l'imaging per localizzare il focus settico, il dosaggio di procalcitonina e beta glucano, la terapia antibiotica corretta, la somministrazione di colloidi o cristalloidi e la terapia farmacologica con vasopressori, inotropi (noradrenalina soprattutto) e corticosteroidi". L'evento è stato organizzato dal Risk Management del "Garibaldi" diretto da Anna Colombo. 




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