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martedì, 28 marzo 2017

"Loro all'insaputa, come la Raggi"
Crocetta e l'#apericena della legalità

Luca Ciliberti / 
Il governatore presenta anche a Catania #RiparteSicilia, al suo fianco Lumia, Caudo e Fiumefreddo. "Da noi solo facce belle, non quelle che predicano bene e poi agiscono male"

E’ quasi mezzanotte, dalla sala fumatori del Lené di via Oberdan a Catania si alzano i calici al brindisi: “Evviva Saro, evviva Crocetta, evviva il nostro presidente”, mentre l’attrice Guia Jelo ha ancora la forza di trangugiare gli ultimi ravioli “finger food” al pistacchio.

E’ il momento conclusivo di un lunghissimo venerdì pomeriggio che il governatore ha dedicato al suo nuovo movimento #RiparteSicilia, con tanto di simbolo a nove stelle, “perché noi siamo meglio dei grillini e nessuno ci può fare la morale”.

Prima un incontro pubblico nella segreteria restyling di quello che fu il Megafono, in corso Sicilia. All’ingresso le nuove spillette e gli accendini serigrafati, come dire, “Non c’è Saro senza sigaretta”. Poi l’#apericena (Osho esclamerebbe “non si può sentire”) di finanziamento, che è servita a contare chi c’è, chi è rimasto e chi sta con la banda Crocetta oggi, nella corsa a Palazzo d’Orleans.

A Catania, il presidente incontra le famiglie dei disabili promettendo a breve una soluzione “perché siamo tutti diversamente abili e non possiamo girarci dall’altro lato quando c’è bisogno dell’aituo delle istituzioni”. C’è il fisico Fulvio Frisone, che da due anni non riceve l’assistenza che gli permetterebbe di continuare le sue ricerche mondiali. Alla fine lui e la mamma escono soddisfatti, dopo una chiacchierata privata con il governatore che “ha in mente una soluzione ad hoc”.

Crocetta è carico, sa che si sta giocando la partita elettorale ad armi pari, con il vantaggio di avere al fianco o come avversario un centrosinistra indebolito dalle vicende del suo ex segretario ed estremamente diviso sul piano regionale.

Chiama a raccolta tutti e ricorda: “Cinque anni fa eravamo in tre a fare volantinaggio in via Etnea, alla fine della strada siamo diventati diventati più di cento. Era l’8 febbraio a Catania – ricorda – dovevo fare un comizio con Diliberto quando mi dissero che la mafia voleva uccidermi. Io misi il giubbotto antiproiettile e parlai, sudando il triplo. Senza paura. Io sono come voi, non mi sento “cacocciolo” (carciofo, ndr) non faccio parte della casta. Sono sempre quello che distribuiva L’Unità per strada, quello che ha aperto la campagna elettorale del 2012 a Librino e non nei teatri come fanno certi onorevoli. Non sono espressione delle classi ricche della Sicilia, mio nonno era socialista, mio zio anarchico, mio padre operaio precario e mia mamma una sarta. Voglio cambiare la Sicilia con i lavoratori e con la gente onesta, per questo lancio insieme a voli la sfida”.

Al suo fianco il “maître a penser” Beppe Lumia che guarda, scruta e raccoglie ogni suggestione, il fedelissimo assessore Luigi Bosco, il sorriso accomodante e pacioso di “Mariellina” Lo Bello e Peppe Caudo, il braccio operativo del gruppo. E poi c’è lui, Antonio Fiumefreddo, l’odiato (dagli altri) presidente di Riscossione Sicilia. Tutti coesi, uniti. Forse pochi, ma solo per ora.

A cena molti manager sanitari, tra questi il direttore dell’Asp Giuseppe Giammanco, il direttore sanitario Franco Luca, il direttore dell’Asp nissena e del “San Raffaele Giglio” di Cefalù, Vittorio Vigilia, alcuni primari degli ospedali catanesi, professori universitari, il commissario dell’Irsap Maria Grazia Brandara (ombra della Lo Bello), il sindaco uscente Nino Borzì di Nicolosi, senza Marisa Mazzaglia presidente del Parco dell’Etna, impegnata in campagna elettorale, Nuccio Barbera di San Cono, l’ex sindaco di Ramacca, Franco Zappalà. Tra i più corteggiati della serata il commissario all’emergenza rifiuti Salvo Cocina, pronto a sottolineare nuove incongruenze negli appalti comunali. C’è anche l’imam Abdelhafid Kheit ed Emiliano Abramo della Comunità di Sant’Egidio.

Diffidate dal partito dell’Io – ammonisce il senatore Lumia a cena – in Europa e in Italia prevarrà solo il noi, un noi tenace e mai rinunciatario, come il nostro appoggio incondizionato a Rosario Crocetta, senza guardare in faccia nessuno perché, il tempio dello scambio (la Regione) è finito, non esiste più”.

Saro è un fiume in piena, i saluti al Lené si trasformano in un comizio di quasi un’ora. Le signore sui tacchi cercano un appoggio sicuro, alle 22.45 i grissini con la ciciulena pre pasto sembrano improvvisamente pietanze da nouvelle cuisine.

Crocetta, sornione, sul pulpito ha ancora la forza per sferrare l’ultimo attacco: “Vedo le facce belle, non quelle imbarazzate che predicano la legalità e poi agiscono al contrario di quello che dicono”.

E sguainando l’inchiesta di Riscossione Sicilia come la Durlindana contro gli avversari che non perdono occasione per criticarlo, affonda: “Anziché dire mi hanno beccato, vado a pagare, parlano di complotto. Qui ci sono dei funzionari che hanno cancellato il debito dei deputati e loro fanno come la Raggi. A loro insaputa”.

Un minuto dopo, dall’altro lato della sala, escono le siciliane mignon, il pollo al curry e il risottino ai fughi. Applauso. A mangiare.

Twitter: @LucaCiliberti




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