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lunedì, 26 giugno 2017

Pubblicato: 17/02/2017

Prefetto Gabrielli a Catania per Raciti

Il capo della polizia in municipio ha ricordato i fatti del 2 febbraio: "Aberrante abbinare sport e violenza". E sulle aggressioni in ospedale: "C'è la vigilanza, le forze dell'ordine servono ad altro"

CATANIA - Il Capo della Polizia, Prefetto Franco Gabrielli ha incontrato i giornalisti a margine di un incontro nel Municipio di Catania per ricordare l'ispettore capo Filippo Raciti morto il 2 febbraio del 2007 durante scontri con ultras etnei. "Abbinare violenza e sport credo che sia una delle cose più aberranti che ci possano essere. Tutto questo serve non soltanto per ricordare chi non c'è più ma anche per continuare nel nome di chi non c'è più ad intraprendere quel percorso che l’esempio di queste persone ci ha indicato".

"Sicuramente sono cambiate le modalità con le quali noi svolgiamo i servizi - ha aggiunto Gabrielli - e sono cambiati alcuni strumenti normativi. Purtroppo c'è ancora da fare un significativo tratto di strada sotto il profilo culturale perché credo che queste vicende abbiano sempre e comunque un profilo culturale: se non cambia la testa delle persone... Gli strumenti servono, le tecniche servono - ha concluso il Capo della Polizia - ma il percorso rimane ancora molto, troppo, significativamente lungo".

Il prefetto è anche intervenuto sulla vicenda delle aggressioni ai medici dei Pronto Soccorso degli ospedali catanesi: "Io credo che noi non possiamo immaginare di mettere un poliziotto o un carabiniere ad ogni angolo di strada. Ci deve essere un concorso da parte di altri soggetti che, come avviene in altre realtà del Paese, concorrono alla sicurezza e quindi far sì che anche i Pronto Soccorso siano in qualche modo luoghi sicuri".

"Su questa vicenda catanese del Pronto soccorso - ha osservato Gabrielli - si é fatta anche una certa narrazione, addirittura si é detto che la Polizia abbia invitato il medico ad andare via e lo stesso medico ha smentito questa cosa".

"Anche qui - ha proseguito il Capo della Polizia - dobbiamo trovare un punto di caduta in cui noi facciamo il nostro lavoro ma anche l'informazione fa al pari suo, sottolineando le negatività ma non necessariamente amplificando cose che magari poi non ci sono".

"Ormai in gran parte delle realtà del Paese molte di queste attività - ha concluso Gabrielli - vengono svolte dalla vigilanza privata anche perchè la Polizia e l'Arma dei Carabinieri sono strutture non illimitate, peraltro in questi anni hanno patito significative riduzioni di organico dovute al blocco del turn-over e a una progressiva sensibilizzazione".

"Ribadisco che a Roma ci sono altri problemi ma al tempo stesso posso assicurare che non è una decisione intempestiva, ma che i tempi sono maturi per fare una seria riflessione e se è il caso una doverosa rivisitazione" ha aggiunto a margine.

"Quella di rimuovere le barriere - ha aggiunto Gabrielli - io credo che sia una opzione che noi, anche in base alle indicazioni governative, andremo a realizzare con i tempi ed i modi che ci consentiranno di mantenere comunque i livelli di sicurezza. Credo che sia una pagina assolutamente già scritta".

"L'attenzione dev'essere ad ampio spettro. Ci devono essere gli strumenti normativi, i soggetti che sono preposti ai controlli ma anche su questo il tema culturale, quello di far capire che in fono chi viola la legge, chi si appropria del denaro pubblico non è più furbo degli altri ma è semplicemente un delinquente e come tale va marginalizzato, credo che più che un tema giudiziario sia un tema culturale e su questo il nostro Paese forse, al pari della violenza nelle manifestazioni sportive, un tratto significativo di strada lo deve ancora percorrere".







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