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domenica, 24 settembre 2017

Pubblicato: 16/02/2017

Bimbo sbranato, 18 mesi alla madre

Tragedia a Mascalucia. La 34enne patteggia: arriva la condanna per omicidio colposo. La difesa: "Non avrebbe retto psicologicamente al processo". I cani non saranno abbattuti

CATANIA - "Non si ritiene colpevole", ma ha "voluto chiudere il procedimento perché non vuole rivivere quella drammatica giornata" e sa con certezza che "non avrebbe retto psicologicamente al processo". Per questo ha scelto il patteggiamento la madre del bambino di 18 mesi che il 16 agosto del 2016 è stato sbranato da uno dei due doghi argentini che avevano in casa, nella loro villetta di Mascalucia.

Una scelta condivisa dalla Procura di Catania, che ha lasciato decadere l'accusa di abbandono di minorenne, e che è culminata nella condanna, emessa dal Gup Francesca Cercone, a 18 mesi di reclusione per omicidio colposo. Pena sospesa e non menzione nel casellario giudiziario.

Accanto a lei, a difenderla e sostenerla, c'è stato sempre il marito, che la ritiene innocente. "Le indagini - osserva il legale della donna, l'avvocato Fabio Cantarella - hanno fatto chiarezza sulla dinamica dell'accaduto. La signora era vicino al figlio e non l'aveva in braccio. Al momento del dramma il dogo più grande, una femmina di 8 anni, era in casa, mentre quello più piccolo, un maschio di tre anni, era in giardino. E' stato quest'ultimo, all'improvviso, senza motivo apparente, ad assalire il piccolo". Un'aggressione lampo. Inattesa, quanto crudele.

Visto che in diversi filmati si vede il bimbo dargli da mangiare senza problemi. Un scena straziante per lei nel doppio ruolo di madre e di veterinaria. Sa, per esperienza, che in questi casi non bisogna 'tirare', perché un molosso ha una presa 'tranciante'. Quindi ha cercato più volte, di fargli spalancare le fauci. Lo ha fatto per almeno cinque volte, e il cane, che ha morso anche lei, a braccia e polpacci, alla fine ha ceduto. Ma per il piccolo era troppo tardi. Nonostante la corsa fuori dalla villetta col figlio insanguinato tra le braccia urlando e chiedendo aiuto, l'arrivo immediato dell'ambulanza col personale medico che tenta di rianimarlo. Ma inutilmente. Il Gup ha disposto la restituzione degli hard disk del sistema di sorveglianza della villetta e anche degli abiti che il piccolo indossava al momento della tragedia.

Il Giudice ha ordinato anche che i due cani non siano abbattuti. Una perizia di esperti veterinari ha accertato che sono recuperabili e sono stati affidati a un'associazione animalista che dovrà occuparsi della loro rieducazione. La famiglia ha dovuto firmare la rinuncia alla proprietà dei due doghi. Soddisfazione per il "non abbattimento" dei due cani è espressa da Lorenzo Croce, presidente nazionale dell'Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa), che afferma: "giustizia è fatta".




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