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giovedì, 30 marzo 2017

Medico aggredito al Vittorio Emanuele
Video incastrano altre 6 persone

Catania. Il dottore del pronto soccorso aveva rifiutato di fornire i dati di una paziente: decisivi i filmati dell'impianto di sorveglianza. I NOMI

CATANIA - "Un'aggressione vigliacca", per il procuratore Carmelo Zuccaro. Un "commando" che ha agito per "delimitare il controllo del territorio e ristabilire le proprie regole di forza in spregio alla legalità", secondo il Gip Sebastiano Di Giacomo Barbagallo. E' la descrizione del raid punitivo contro il medico del pronto soccorso dell'ospedale Vittorio Emanuele di Catania, il 1 gennaio 2017, che ha portato il Gip all'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per sette indagati, eseguiti dalla polizia di Stato.

I reati contestati, a vario titolo, dal Procuratore Carmelo Zuccaro e dal sostituto Martina Bonfiglio, sono lesioni aggravate, violazione di domicilio, interruzione di pubblico servizio e minacce a pubblico ufficiale. Tra loro c'è Mauro Cappadonna, 58 anni, che era stato arrestato dalla squadra mobile dopo l'aggressione e che è sotto processo. Sono il video delle telecamere di sicurezza e le dichiarazioni del medico vittima dell'aggressione che hanno permesso di identificare quello che il Gip definisce "un commando punitivo organizzato e addestrato".

Il movente è il rifiuto del medico di dare le generalità di una minorenne che era stata medicata dopo che a bordo di uno scooter aveva provocato dei danni all'auto di una familiare di Cappadonna. Per la Procura e il Gip "l'istigatore" è il cognato dell'uomo, Salvatore Di Maggio, operatore del 118 che permette, digitando i codici d'accesso, l'ingresso degli aggressori nel pronto soccorso. "Con l'educazione non ottieni nulla, se sei educato te la mettono nel c...", per questo si "meritano una sugghiata di coppa (una dose abbondante di legnate, ndr"), adesso "dovete andare a dare legnate al medico", avrebbe detto ai complici, secondo quanto ricostruisce nell'ordinanza il Gip.

"Il Di Maggio - rileva il giudice - si erge alla stregua di 'deus ex machina' dell'agguato, nonché di istigatore e determinatore del cognato Cappadonna e del gruppo d'assalto". E' lui che permette di potere "aggredire il medico di servizio, con schiaffi" e di poterlo "colpire, mentre si trovava a terra, con calci e pugni" procurandogli un "trauma toracico con infrazione della prima costola", giudicato guaribile in 20 giorni. Ma il Gip osserva anche che "l'ingerenza di dinamiche tipicamente paramafiose non potevano certamente essere ignorate da quanti hanno la responsabilità di organizzare il lavoro e i servizi di una struttura ospedaliera di grandi dimensioni nel pieno centro di un quartiere difficile".

Quanto accaduto, secondo il Gip, manifesta "la dubbia opportunità delle scelte adottate" da chi ha "ritenuto superfluo garantire, tramite la presenza di un posto fisso di polizia, le necessarie condizioni di tranquillità e sicurezza". Una valutazione che il Questore, Marcello Cardona, contesta: "non possiamo mettere un commissariato della polizia di Stato in ogni pronto soccorso".

"Nei tre ospedali catanesi - chiarisce - sono attivi da sempre i posti di polizia e gli orari sono in linea con tutti i nosocomi d'Italia. Inoltre il posto di polizia ha solo compiti amministrativi e non di repressione". Nel quadro delineato il Gip inserisce anche il "comportamento omissivo" delle due guardie giurate in servizio il giorno dell'aggressione nell'ospedale, che, "intimorite, non si sono attivate in maniera efficace" per le "condizioni ambientali piuttosto che per mere logiche di connivenza". Per questo ha rigettato la richiesta di arresti domiciliari sollecitata dalla Procura anche per loro due.




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