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lunedì, 29 maggio 2017

Pubblicato: 13/02/2017

"Adesso non separiamoci da Agata"


Carissimi Fratelli Presbiteri e Diaconi. Fratelli e Sorelle nel Signore, Distinte Autorità, Abbiamo ripetuto come ritornello ad alcune strofe del Salmo 118 la bella espressione: "Beato chi cammina nella legge del Signore". Vogliamo brevemente cercare di comprendere il contenuto di queste parole.

1. Ancora una volta siamo invitati a considerare la nostra vita come un cammino. Il paragone ci ricorda che siamo sempre in movimento, fisicamente perché ci spostiamo da un luogo all'altro e soprattutto perché ci muoviamo con il pensiero, con i sentimenti, con i desideri e con il cuore. E' innegabile che siamo sempre in cammino, ma dobbiamo chiederci: quale strada stiamo percorrendo? verso dove stiamo andando? Queste domande sono importanti perché, altrimenti, corriamo il rischio di camminare invano, con un'andatura affannosa, stanchi, senza pace e privi di gioia. Sappiamo pure che altre volte, invece, camminiamo bene, sereni e pieni di fiducia. Quale la causa di questo diverso modo di camminare? L'espressione "Beato chi cammina nella legge del Signore", ci offre la spiegazione e ci indica come comportarci per camminare bene.

2. Ma cosa significa camminare nella legge del Signore? Fondamentalmente significa camminare osservando i comandamenti di Dio, che sono la strada che Egli ci indica per vivere nella sua volontà e secondo il progetto di amore che Egli ha per ciascuno di noi. Camminare sulla retta via ci fa stare in pace con Dio e con il prossimo. Inoltre, se osserviamo i comandamenti del Signore faremo l'esperienza descritta nella prima lettura (Sir 15, 16-21) di questa Messa. Infatti, compiremo scelte sagge: la vita, il bene, la verità, la carità, tutto ciò che rende la nostra esistenza vera, autentica, pienamente realizzata ed utile per gli altri. E così cammineremo nella santità tutti i giorni della nostra vita.

3. Dinnanzi a tanti comportamenti poco corretti e non esemplari, possiamo pure chiederci: i dieci comandamenti valgono anche oggi? Valgono tutti e dieci e per ciascuno di noi? La risposta a queste domande ci viene da Gesù nel brano del Vangelo che abbiamo ascoltato (Mt 5, 17-24). Gesù conferma pienamente la validità dei comandamenti di Dio che, quindi, sono sempre attuali per tutti. Gesù sottolinea pure che Egli è venuto per "dare pieno compimento" ai comandamenti. In tal modo Egli ci indica come rendere veramente fecondi i comandamenti, facendo sprigionare da essi tutte le potenzialità che contengono. Gesù lo fa con la piena autorità di Figlio di Dio: "Avete inteso che fu detto agli antichi ... Ma io vi dico". E così dà "pieno compimento" ai comandamenti di Dio che erano stato sviliti ed impoveriti da interpretazioni di comodo. E porta l'esempio del V comandamento "Non uccidere".

4. E' vero: dobbiamo rispettare la vita degli altri ed anche la nostra. Ma questo è soltanto il punto di partenza per un rapporto di rispetto e di fraternità verso il prossimo. Gesù ci ricorda che l'uomo non ha potere sulla vita di un suo simile e ci insegna che il comandamento "non uccidere" ha tante implicazioni che vanno ben oltre l'aggressione fisica. Chi usa parole offensive, chi si adira, chi alimenta sentimenti di odio ha già ucciso suo fratello. Le parole di Gesù ci invitano a realizzare qualcosa di più, a fare un passo avanti nella fraternità. E' questo il significato delle sue forti parole: "se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono". La riconciliazione con Dio passa attraverso la riconciliazione con il fratello, come l'amore per Lui si concretizza e si incarna nell'amore per il prossimo. Camminare nella legge del Signore, osservare i suoi comandamenti, ci porta a questo traguardo che ci rende davvero beati.

5. Siamo qui e stiamo partecipando alla Santa Messa per dare contenuto vero e fruttuoso alla nostra devozione verso Sant'Agata. Lei ha camminato esemplarmente nella legge del Signore, ha seguito Gesù e lo ha scelto come guida per il suo cammino. Non ha deviato da questa scelta anche a costo della vita. Ha preferito essere beata come ha insegnato Gesù, anziché accontentarsi di illusorie e passeggere occasioni di spensieratezza. Per questo noi la ricordiamo e l'ammiriamo. Da veri devoti vogliamo imitarla e siccome conosciamo bene la nostra debolezza, siamo qui a chiederle di pregare per noi, di ottenerci la grazia di camminare sulla retta via dell'osservanza dei comandamenti di Dio come li ha spiegati a noi Gesù. Carissimi devoti: anche quest'anno abbiamo avuto la gioia di venire a trovare Sant'Agata. Adesso che concludiamo la festa in suo onore, non separiamoci da lei. Con lei camminiamo nella legge del Signore osservando i suoi comandamenti per sperimentare fin da adesso la beatitudine di chi così cammina ogni giorno della vita. Alla fine del nostro fedele cammino, avremo così la grazia di giungere alla beatitudine piena dove Sant'Agata ci attende e ci vuole per sempre.

Così sia per tutti noi. Salvatore Gristina




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