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giovedý, 21 settembre 2017

Pubblicato: 12/02/2017

Sanremo secondo il vescovo di Noto

Luca Ciliberti / 
Don Tonino Staglian˛ analizza i brani del Festival secondo i canoni della "Pop theology": "Nessuno cerca la parola amore nel vocabolario per la presunzione di conoscerne il significato

NOTO (SIRACUSA) - Il vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, ha seguito Sanremo 2017 incollato alla tv, ascoltando attentamente tutte le canzoni, leggendo e rileggendo i testi per comprenderne in fondo il significato reale, perché sa che quelle parole, veicolate dalla musica, hanno raggiunto un italiano su due, senza eccezioni per i suoi parrocchiani.

E allora, proprio di domenica, Don Tonino fa leva sulla pop theology per veicolare in modo contemporaneo il Vangelo utilizzando proprio le parole più incisive dell'ultimo Festival della canzone italiana. “Che sia benedetta” si presta a molteplici riflessioni sulla vita e sull'amore. “È l'amore (praticabile) il tema per chi canta la vita e le sue promesse di felicità. Resta sempre l'amore (impossibile) il tema per chi percepisce che la vita non è se non nulla, "solido nulla” spiega Staglianò, in un mix di citazioni tra Mannoia e Leopardi.

“È sempre l'amore la parola che nessuno va a trovare sul vocabolario per la ingenua presunzione di conoscerne esattamente il significato. Ma davvero? Chi sa che l'amore ha in sé la morte da negare, perché è disponibilità a voler bene fino a morirne? Comprendere l'amore è imparare "l'arte di amare" (Erich Fromm). Si, "Ho scoperto che l'amore è un'arte da capire e l'ho capito amando" parafrasando “Spostato di un secondo” Marco Masini. Allora, amare è vivere "nell'anima del mondo...immerso nel profondo e conseguire "la voglia di vivere che ancora non c'è..la gioia dì vivere che ancora non c'è” come canta Zucchero, super ospite della finale all'Ariston.

La certezza è che "l'amore non colpisce in faccia mai" e "la vita che avrai non sarà mai distante dall'amore che dai" canta Ermal Meta in “Vietato morire”. E se "questa vita ti ha servito un pane col veleno" e ti spinge nel baratro della depressione, quale sarà l'ancoraggio per non sprofondare nella noia di relazioni senza sapore? Il ritorno agli affetti più cari, il ridare spazio all'esperienza elementare che ci ha benedetti fin dalla nascita e si fa casa (oikos) in noi, ambiente vitale, tempo per ricaricarsi di energia umana.

E se "nessun posto è casa mia", l'amore rende tutto pazzesco e perfetto, l'amore trasforma "i tuoi silenzi in casa mia" citando Chiara, “Nessun posto è casa mia. Sarà l'amore platonico? Sarà l'amore puro? Sarà l'amore "che ho dentro" o qualcosa che viene dall'alto? Comunque sarà, sarà amore corporeo (poiché l'amore platonico non c'è nemmeno nei libri di Platone), l'amore che si vive nel dramma della carne degli umani che soffrono e sperano nel coraggio di altri esseri umani che imparino l'arte di amare e comincino ad amare ora davvero.

Infine spazio al vincitore, Francesco Gabbani, dal quale Staglianò in passato si è lasciato ispirare con “Amen” e che oggi cita “Occidentali's Karma”. Dagli occhi dei sofferenti scaturisce l'interrogativo inquietante: sei un essere umano, o una "scimmia nuda che balla" tu? Conosci l'amore? O ti metti "in salvo dall'odore dei tuoi simili" e vai a lezioni di Nirvana?.

Twitter: @LucaCiliberti




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