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martedì, 21 novembre 2017

Catania, sequestro alla mafia da 5 mln
Sigilli anche all'Etna Bar

Colpito l'impero di Cosimo Tudisco, esponente del clan Cappello. Nel mirino anche i beni di Luciano Salanitro, collegato ai Santapaola-Ercolano

CATANIA - Beni per un valore complessivo di cinque milioni di euro, ritenuti riconducibili a esponenti di Cosa nostra, sono stati sequestrati e confiscati dalla divisione Anticrimine della polizia di Catania.

I provvedimenti sono stati emessi dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale su proposta del Questore del capoluogo etneo, Marcello Cardona. Sigilli sono stati posti a beni mobili, conti correnti e anche a denaro contante. 

Il primo provvedimento ha riguardato il pregiudicato Luciano Salanitro, 50 anni, collegato alla cosca mafiosa "Santapaola-Ercolano". Il decreto di sequestro e confisca ha confermato un precedente provvedimento emesso nel luglio del 2015 e disposto ex novo il sequestro e la confisca di ulteriori due beni immobili. Il valore del patrimonio sequestrato e confiscato raggiunge i 2 milioni di euro.

Ancora più eclatante, anche perché riguarda l’Etna Bar, storico punto di ritrovo dei catanesi, è stata l’esecuzione degli ulteriori provvedimenti di sequestro, sempre emessi dal Tribunale di Catania, che hanno interessato beni immobili, mobili registrati, società e imprese, nonché il sequestro di conti e depositi bancari e postali intestati o riconducibili al pluripregiudicato e in atto detenuto Cosimo Tudisco, 43 anni, esponente del clan "Cappello".

Sequestrata la società World Games (della quale risulta titolare quale socio unico il pregiudicato P. A.), insieme all’annessa rivendita di tabacchi con sede in via Galermo 338: un’attività commerciale ricomprendente una pizzeria, un bar e una ludoteca, pubblicizzata dall’insegna Etna Bar; sequestrato anche il 50% delle quote del capitale sociale della "World of cars group" con sede a Catania.

La leva che gli investigatori hanno utilizzato per scardinare il piccolo impero economico di Tudisco è stata l’evidenza della sproporzione intercorrente tra i redditi dallo stesso e dal suo nucleo familiare formalmente dichiarati e i beni realmente acquisiti nel tempo. Tudisco nonostante si trovasse detenuto è riuscito a gestire le attività economiche a lui riconducibili attraverso la sua convivente, Rosaria Lanzafame, la quale gli faceva regolarmente visita in carcere per i colloqui accordatigli. In questo caso, il valore dei beni strappati dalle mani della malavita supera i 3 milioni di euro.




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