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lunedý, 20 novembre 2017

Pubblicato: 29/12/2016

Solo Ala-Sc fuori dalla maggioranza


ROMA - Novità con il contagocce anche per il 'sottogoverno'. Il premier Paolo Gentiloni conferma infatti tutti i sottosegretari del governo Renzi eccetto uno, Enrico Zanetti, la cui rinuncia alla carica di viceministro segna la novità politica più rilevante del nuovo esecutivo: l'uscita di Ala-Sc da una maggioranza dove, con Matteo Renzi premier, era ormai presenza stabile.

Ma Gentiloni opta per seguire quella linea della continuità con l'esecutivo precedente già adottata con la lista dei ministri: tanto che, sottolinea il premier, Zanetti sarebbe stato confermato se non avesse deciso lui di farsi da parte. Gentiloni si presenta alla conferenza stampa di fine anno con la lista dei sottosegretari varata una manciata di minuti prima dal Consiglio dei ministri. Sono 42 in totale (Maria Elena Boschi è stata nominata sottosegretario alla Presidenza del Consiglio contestualmente alla nascita del governo) i viceministri e sottosegretari, dei quali 41 nominati questa mattina.

E i nomi e i ruoli assegnati sono gli stessi di quelli che c'erano prima del trionfo del No al referendum. Con un solo 'scambio' di incarichi, quello tra i Dem Davide Faraone e Vito De Filippo: il primo va dall'Istruzione alla Salute, il secondo fa il percorso inverso. Il Cdm, tuttavia, non scoglie uno dei nodi più delicati di questa tornata di nomine: l'assegnazione delle delega ai Servizi e quella per il Cipe. E non sono per ora definite le deleghe spettanti a Boschi. Ma la scelta di affidare all'ex ministro delle Riforme un ruolo di primissimo piano, di fronte alle critiche dell'opposizione e alle perplessità di qualche esponente della maggioranza, è rivendicata con forza da Gentiloni.

"Boschi è una risorsa molto utile e, che si creda o no, le ho chiesto io di ricoprire il ruolo di sottosegretario e credo che sappia farlo bene", sottolinea il premier. Che avoca a sé anche la scelta di non dare ai verdiniani quel 'capiente' numero di posti richiesto da Ala-Sc come "legittimazione politica" di quanto fatto ai tempi del governo Renzi.

Sul ruolo del gruppo Gentiloni mostra invece un'idea diversa. "La decisione è stata quella di confermare il perimetro della maggioranza che fin qui ha sostenuto il governo", scandisce il premier negando che ci sia una "rottura" con Denis Verdini e facendo appello, in primo luogo a Ala-Sc, affinché dia il loro contributo su singole misure. Un contributo che, al momento, sembra che Ala-Sc elargirà con parsimonia.

E per Ala-Sc potrebbero aprirsi altre strade: quella di un progetto unitario con Ncd, ad esempio, puntando innanzitutto a far sentire la propria voce sulla legge elettorale. Senza escludere clamorosi ritorni: la veste più moderata indossata da Silvio Berlusconi dopo il 4 dicembre potrebbe fare da calamita a più di un esponente verdiniano.




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