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mercoledý, 26 aprile 2017

Pubblicato: 19/12/2016

Donne medico vicine al sorpasso

Nuccio Sciacca / 
Sono quasi 40.000 in Italia, ma la carriera ostacola la vita familiare

Sono quasi 40.000 le donne medico ma la carriera spesso diventa un percorso a ostacoli. Aver imboccato la carriera medica ha comportato per molte il divorzio, la scelta di rimanere single e comunque ha creato pesanti conflitti familiari (66%). Questo l'identikit delle donne medico oggi, emerso dai dati della survey elaborati dal settore Giovani dell'Anaao Assomed e presentati alla II Conferenza nazionale delle donne Anaao Assomed che si è svolta a Napoli.

"E’ una tematica – sottolinea la Marina Tumino, vicesegretario regionale Anaao Sicilia - che testimonia la grande attenzione che il nostro sindacato rivolge alla realtà delle donne-medico, categoria oggi paradossalmente ancora non tutelata rispetto al passato in quanto non sussistono condizioni socioculturali che  permettano di coniugare la professionalità, l'essere donna e l'essere figura genitoriale. Questo è un allarme per il persistere di una condizione di arretratezza dell'Italia a confronto degli altri paesi europei".

Dalle risposte degli oltre 1.000 professionisti sono emersi dati preoccupanti. Il problema del calo della fertilità è ben evidente tra i medici che, a causa dei carichi di lavoro, hanno meno figli di quanti ne desidererebbero o rinunciano del tutto a formare una famiglia. "Tra chi ha figli, le difficoltà di gestione quotidiana sono evidenti: gli asili pubblici sono inadeguati per il lavoro articolato su tre turni, i nonni diventano risorse fondamentali, la figura paterna aiuta, ma potrebbe fare di più", rileva la sigla.

Ma se il lavoro ha importanti ripercussioni sulle scelte di vita, l'avere figli influisce a sua volta sulla carriera perché compromette l'accesso ai ruoli apicali, l'opportunità di aggiornarsi e, per i precari, la possibilità di ottenere il rinnovo contrattuale. L'essere donne, giovani e con figli sembra poi una miscela pericolosa: sono queste infatti le figure maggiormente oggetto di mobbing, avance, le più penalizzate nei concorsi e nell'avanzamento di carriera.

Il precariato, dilagante in questi anni, contribuisce pesantemente alla posizione di debolezza e ricattabilità delle giovani dottoresse. E il quadro peggiora ulteriormente se si considerano le donne impiegate nelle specialità chirurgiche, dove lo storico atteggiamento discriminatorio nei confronti del genere femminile non sembra ancora superato.

Neppure il part-time sembra essere una soluzione percorribile per conciliare i tempi vita-lavoro: dall’indagine infatti è emerso che l’88,6% dei medici, pur avendone necessità, non ne ha fatto richiesta per paura di ripercussioni sulla carriera.

Disaggregando i dati per fascia di età emerge che i professionisti nella fascia 41-50 anni hanno maggiore necessità di un impiego a tempo ridotto rispetto alla fascia 30-40 anni poiché all’aumentare dell'età, aumenta il carico familiare non solo legato ai figli, ma anche ai genitori. Alla blacklist dei problemi e delle inefficienze l’indagine contrappone la forte richiesta di politiche a tutela della famiglia, prima ancora che della donna.

"Fare figli, accudirli ed educarli, non è responsabilità esclusiva del genere femminile, ma di tutta la società, se vuole crescere e progredire. Ampliare l’accesso al part-time, sostituire le assenze per maternità, creare degli asili nido aziendali sono alcune tra le proposte concrete e fattibili che andrebbero recepite con urgenza. E’ giunto il momento che la sanità abbandoni un modello unicamente maschile e si avvii velocemente verso la declinazione di ritmi e organizzazione del lavoro che tenga conto della presenza delle donne", indica l'Anaao.

E il sindacato, è la conclusione 'operativa' della ricerca, "da questa indagine deve trarre utili elementi per ripensare se stesso, in termini di servizi offerti e di obiettivi organizzativi su cui impegnare energie e risorse per creare migliori condizioni lavorative per i medici del Ssn, uomini o donne che siano". 




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