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giovedì, 27 aprile 2017

Pubblicato: 15/12/2016

Firme false M5s, è guerra a Palermo

I grillini indagati gridano al complotto e accusano un avvocato di Addiopizzo: "E' vicino al pm, ha convinto La Rocca a presentarsi in Procura". La deputata sospesa: "Il male è negli occhi di chi lo guarda"

PALERMO - Torna a infiammarsi il "caso" delle presunte firme false a sostegno della lista del Movimento 5 stelle in occasione delle elezioni comunali a Palermo del 2012. I tre deputati del M5s indagati, Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita, e altre due colleghe dello stesso gruppo, Chiara Di Benedetto e Loredana Lupo, secondo indiscrezioni riportate dal Corriere della Sera on line, avrebbero infatti presentato un esposto alla Procura e all'ordine degli avvocati di Palermo.

I parlamentari sosterrebbero nell'esposto la tesi di un complotto nei loro confronti orchestrato da un giovane avvocato, Ugo Forello, tra i fondatori di Addiopizzo, candidato alle "comunarie" del Movimento per la carica di sindaco a Palermo rinviate dopo le polemiche scoppiate in seguito all'inchiesta. Quest'ultimo, sempre secondo questa ricostruzione, avrebbe insufflato la parlamentare regionale Claudia La Rocca, anche lei indagata, convincendola a presentarsi spontaneamente in Procura.

Nell'esposto, firmato anche dall'avvocato Domenico Monteleone, il legale che assiste i parlamentari indagati, verrebbe inoltre sollevato un caso di legittima suspicione in base a una presunta vicinanza tra Forello e il Procuratore aggiunto Dino Petralia, con il quale il legale ha avuto rapporti in relazione a inchieste che riguardano imprenditori vittime del racket sostenuti da Addiopizzo. 

Ironia e amarezza della deputata Ars Claudia La Rocca, che si autosospesa dopo lo scandalo. "Delle volte il male è negli occhi di chi guarda. E' questo quello che ho pensato dopo aver letto l'articolo sul Corriere. Cosa ci sia di sbagliato in un avvocato che consiglia a diversi soggetti tirati in ballo nei servizi sulle "firme false", di scegliere un'eventuale collaborazione con la magistratura, specificandone lo scrupolo e attenzione nel lavoro, non è dato saperlo... Eppure viene disegnato quasi come un peccato mortale. In tutto questo, fra le righe, anche la mia facoltà di intendere e di volere viene messa in dubbio, visto che sono stata dipinta come una "pentita manovrata", quando di fatto ogni mia scelta è stata fatta in autonomia (e ci tengo a precisarlo), lontana da ogni eventuale consiglio e dopo lunghe riflessioni, pensando di fare semplicemente la cosa giusta nei confronti della mia coscienza e per tutto ciò in cui credo. Solo un cieco non vedeva la degenerazione in cui si stava scivolando. Strano che chi sceglie di collaborare con la giustizia, parlando prima di tutto del proprio coinvolgimento, venga dipinto come "irretito" da chissà quale inverosimile complotto".

"Ancora più strano, è essere stata così ingenua al punto da mettere volontariamente in discussione anni di duro lavoro - continua - Praticamente il mondo al contrario. Ho raccontato al Pm solo ciò che effettivamente ricordavo con estrema onestà intellettuale, non una parola di più né una in meno. Le carte lo dimostreranno. Ho sempre sostenuto che alcune ricostruzioni del servizio delle Iene non corrispondessero pienamente alla realtà, come la strumentalizzazione delle mail, del record delle 13 ore in sede o la storia della riunione dove si sarebbe parlato della ricopiatura delle firme. Motivo per cui non c'è nulla che "sdride" fra le mie mail con la Mannino e la mia intenzione di dire la verità ai magistrati, cosa che non ho mai pensato omettere. Sono anche fermamente convinta che i soggetti che hanno portato alla luce questa storia, dopo quattro anni e mezzo, non l'abbiano fatto di certo per amore della verità , ma probabilmente per mal di pancia passati e per creare caos in vista prossime comunali. In qualsiasi caso nulla cambia la realtà di un fatto avvenuto. Il punto è questo".

"Ci sono tanti comportamenti in questi giorni che mi hanno lasciata perplessa, ad esempio sono convinta che chi è innocente (e non sono io a deciderlo) ha il solo interesse di collaborare per far archiviare quanto prima la propria posizione, senza chiudersi in silenzi o paventate strategie per allungare il brodo. Forse sarebbe stato più sano affrontare con responsabilità una situazione, invece di provare a "buttarla in caciara" - conclude - Purtroppo sembra essersi perso il senso di ragionevolezza e della realtà. In questo momento surreale per vederci chiaro basterebbe fare ragionamenti semplici, oggettivi e logici. Avevo pensato di indire una conferenza stampa, ma a questo punto non lo ritengo più necessario, attendo con fiducia l'esito delle indagini, voglio continuare a credere nel lavoro della magistratura".

Nell'inchiesta della Procura di Palermo sono fino ad ora indagati con l'accusa di falso complessivamente 13 persone tra parlamentari nazionali e regionali del M5s, attivisti e un cancelliere del tribunale. I tre deputati indagati, Nuti, Mannino e Di Vita, dopo l'avviso di garanzia si erano presentati davanti ai magistrati avvalendosi della facoltà di non rispondere rifiutandosi di produrre un saggio grafico che serviva ai magistrati per fare una comparazione con le firme falsificate. I magistrati sono stati così costretti a cercare tra i vecchi documenti universitari e le dichiarazioni allegate alla candidatura per eseguire la comparazione grafica necessaria a capire chi copiò le firme a sostegno della lista dei 5Stelle alle comunali del 2012 nel capoluogo siciliano. Ad occuparsi dell'analisi grafica sarà un consulente incaricato dai magistrati che coordinano l'nchiesta.




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