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martedì, 24 gennaio 2017

Chirurgia mini-invasiva per il tumore della vescica

Nuccio Sciacca / 
Innovativa tecnica realizzata dall'equipe di Urologia del Vittorio Emanuele di Catania

Un intervento che tecnicamente si chiama "Cistectomia Radicale con Linfoadenectomia Pelvica Estesa e Confezionamento di Neovescica Ileale Ortotopica" e che ha dato nuova speranza a un paziente di sesso maschile affetto da un grave tumore infiltrante della vescica. Lo ha realizzato Mario Falsaperla (nella foto) direttore dell'Uoc di Urologia dell’ospedale Vittorio Emanuele di Catania, che con il suo team ha eseguito un intervento realizzato interamente con Tecnica Laparoscopica Pura Intracorporea.

Può descriverci in sintesi l'intervento effettuato presso il suo Centro?
"L’intervento eseguito dalla nostra èquipe, maturato dopo un’esperienza quindicennale in chirurgia laparoscopica avanzata, con migliaia di casi alle spalle, viene realizzato solo in pochissimi centri di eccellenza al mondo e consente di ridurre al minimo il trauma chirurgico, oltre al danno estetico, con conseguente impatto favorevole in termini di ripresa post-operatoria e minimizzazione dello stress chirurgico, quest’ultimo di notevole importanza nella chirurgia oncologica che comporta tempi sia demolitivi che ricostruttivi. La tecnica realizzata ha previsto la rimozione della vescica urinaria affetta dal tumore e dei linfonodi pelvici potenzialmente sede di secondarismi neoplastici (nel sesso maschile vengono rimossi anche prostata, vescicole seminali e deferenti, mentre nel sesso femminile si provvede alla exeresi di utero, annessi e parete anteriore della vagina) provvedendo alla ricostruzione di una "nuova vescica" utilizzando un tratto di intestino tenue, riconfigurato a forma di serbatoio sferico e ricongiunto agli ureteri, i tubicini che veicolano l’urina dai reni, e all’uretra, il canale urinario che permetterà una minzione per le vie naturali, sebbene tecnicamente differente, in quanto percepita dal paziente come un senso di riempimento in sede pelvica e necessitante una specifica rieducazione funzionale e del pavimento pelvico. L’intervento viene eseguito in anestesia generale. Inizialmente, la cavità addominale viene riempita di anidride carbonica per creare una camera di lavoro per gli strumenti chirurgici laparoscopici. Successivamente, tramite 5 piccole incisioni tra 0.5 e 1 cm vengono inseriti in cavità peritoneale il trocar ottico e quelli operativi, attraverso cui verranno inseriti gli strumenti operatori".

Quali sono i reali vantaggi della chirurgia laparoscopica rispetto alla tecnica tradizionale?
"La cistectomia radicale è il trattamento standard del tumore vescicale infiltrante o del tumore superficiale recidivo ad alto rischio di progressione.  L’intervento, tecnicamente particolarmente complesso, viene effettuato in chirurgia a cielo aperto nella maggior parte dei centri urologici nazionali e internazionali. L’applicazione della tecnica laparoscopica, pura o robot-assisted, sia nella fase demolitiva che ricostruttiva integralmente intracorporee, solo mediante piccole incisioni cutanee necessarie all’introduzione degli strumenti operativi e una piccola incisione ancillare di 4-5 cm (nel sesso maschile necessaria per la rimozione del pezzo chirurgico, nel sesso femminile assente in quanto rimossa dalla vagina) rappresenta un intervento di nicchia/elite, di "Altissima Chirugia" in quanto particolarmente laborioso e con tempi operatori più lunghi di circa 100-150 minuti, ma con vantaggi per il paziente straordinari. Innanzi tutto in termini di complicanze, soprattutto a carico della parete (basti pensare all’infezione delle ferite e ai frequenti laparoceli-ernie addominali), inoltre la mobilizzazione del paziente essendo particolarmente precoce, vista l’assenza di dolore addominale post-operatorio, minimizza anche il rischio trombo-embolico, facilitando la canalizzazione, favorita altresì dalla mancata esposizione dei visceri all’ambiente esterno e alle trazioni imposte. Altro punto di forza è rappresentato dalla meticolosa e millimetrica dissezione chirurgica dei tessuti, finemente realizzata con l’ausilio di strumentazioni avanzate in termini di sintesi tissutale ed emostasi, che permette la preservazione delle strutture funzionali neuro-vascolari, oltre a ridurre drasticamente il rischio di sanguinamento intraoperatorio e conseguentemente post-operatorio. Il paziente, quindi, è in grado di alzarsi già 24 ore dopo l’intervento, sebbene l’iter preveda comunque un ricovero ospedaliero di circa 10-15 giorni anche per consentire l’acquisizione di nozioni, azioni e tecniche che porteranno il paziente a una nuova autonomia minzionale".

Quali sono le limitazioni all’esecuzione di questa tecnica?
"In realtà le controindicazioni assolute sono estremamente limitate e comprendono gravi coagulopatie, insufficienza respiratoria severa, glaucoma, cardiopatie complesse, ipertensone endocranica, precedenti chirurgie addominali estese o peritonite complicata, oltre naturalmente  ai tumori notevolmente estesi ed infiltranti le strutture limitrofe, già estremamente complessi anche in chirurgia tradizionale".

Cosa limita oggi la diffusione della Tecnica Laparoscopica?
"La laparoscopia in urologia necessita di lunghi ed estenuanti training, in relazione prevalentemente alla complessità degli interventi effettuati nella nostra specialità, quali Prostatectomia radicale, Tumorectomia renale, Nefroureterectomia, Pielolitotomia, etc, interventi che ormai di routine presso la Uoc da me diretta ci hanno spinto, grazie alla consolidata esperienza maturata, alla realizzazione di procedure sempre più complesse, quale appunto la Cistectomia Radicale con Linfectomia pelvica e il confezionamento di Neovescica ileale ortotopica. Tale traguardo è stato però soprattutto permesso grazie alla stretta integrazione delle differenti professionalità mediche e paramediche coinvolte nella realizzazione del progetto, tra questi mi preme ricordare e ringraziare Rino Calabrese, Anestesista-Rianimatore presso la Uoc di Anestesia e Rianimazione diretta da Salvo Nicosia, la dottoressa Marinella Finocchiaro, il dottor Federico Nicolosi, il dottor Massimo D’Alessandro, il professor Antonino Lazzara, la dottoressa Manuela D’Amico e la dottoressa Agata di Di Dio, colleghi urologi che collaborano giornalmente con abnegazione ed entusiasmo alla realizzazione di progetti sempre più ambiziosi, e infine, ma non per ultimo, tutto il personale paramedico, infermieristico e Osa, Pino Battiato, Enzo Ricceri, e il Coordinatore Ip Leonardo Maria, figure indispensabili e insostituibili".




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