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martedì, 21 novembre 2017

Pubblicato: 12/11/2016

Tre siciliani tra gli eroi di Mattarella

Quaranta onorificenze al merito conferite dal capo dello Stato: riconoscimento per Giuseppe La Rosa, Maria Rosa Volpe e Giuseppe Antoci

PALERMO - Tra le quaranta onorificenze al merito della Repubblica Italiana conferite dal presidente Sergio Mattarella a donne e uomini che si sono distinti per atti di eroismo c'è quella assegnata a Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi, scampato a un attentato mafioso lo scorso 18 maggio e salvo grazie all'intervento della Polizia di Stato.

"Si tratta di un grande onore che mi incoraggia ancora di più nel quotidiano impegno e nel portare avanti il concetto fondamentale della normalità di fare il proprio dovere - afferma Antoci - Sono emozionato e commosso che il presidente della Repubblica Mattarella abbia pensato anche a me per questo importante riconoscimento".

E un altro siciliano, Giuseppe La Rosa, 28 anni, di Santa Croce Camerina (Rg), sottocapo di III classe del Corpo delle capitanerie di Porto - Guardia Costiera della Marina Militare Italiana, in servizio presso la nave 'Dattilo', è tra i prescelti per l'onorificenza di "Ufficiale dell'ordine al merito della Repubblica italiana". La Rosa è stato insignito per "il suo prezioso e generoso servizio in soccorso di tanti migranti in mare". Rescue Swimmer, La Rosa negli ultimi anni ha salvato in mare centinaia di migranti.

E' il primo a venire a contatto con l'acqua, nei pressi di Lampedusa, quando i barconi carichi di disperazione entrano nel territorio italiano. Dopo una prima esperienza lavorativa come bagnino e un periodo trascorso in Inghilterra, è entrato nella Guardia costiera e oggi presta servizio sulla nave Dattilo CP940.

"Cosa rispondo a quelli che dicono che bisogna lasciarli in mare? E se ci fossi tu, in acqua? In mare siamo tutti uguali, il colore del sangue è sempre lo stesso. Le vite si salvano, sempre". La Rosa eroe non si è mai sentito. La figura del 'soccorritore navale' è stata istituita ufficialmente dalla Guardia Costiera alla fine del 2015. Il primo corso sperimentale, quello di Peppe, era iniziato nel 2013 e ora lui è l'unico a bordo di nave Dattilo.

A giugno scorso, con la Dattilo in pattugliamento davanti alla Libia, aveva raccontato la sua storia. "Questa malattia mi è venuta a 14 anni, facevo il bagnino a Donnalucata. C'era una coppia di fidanzati al largo in difficoltà, rischiavano di finire contro la scogliera. Ho preso una canoa, li ho raggiunti e li ho riportati a riva. L'uomo era svenuto e sono riuscito a rianimarlo. Lì ho capito che quella era la mia vita e quando sono arrivato in Guardia Costiera ho pensato che volevo fare quello, volevo salvare la gente".

Appena saputo del premio, Giuseppe ha detto alle persone a lui più vicine che lo considera come un riconoscimento per tutti i suoi colleghi, i 50 che sono sulla Dattilo e gli altri uomini e donne della Guardia Costiera. Lui però, quando scatta l'allarme, è il primo a entrare in acqua. "In quei momenti penso alle persone che sono a bordo del gommone, quello che dobbiamo fare, soprattutto quello che posso sbagliare. Mi passano centinaia di cose in testa ma quello che conta - dice - e' salvare più vite possibili".

E se devi scegliere? Se sono troppi? Se devi lasciarne andare uno per salvarne un altro? "Durante il soccorso - spiega Beppe - non devi fare delle scelte, il primo che ti capita davanti lo prendi. Se ce ne sono tre li prendi tutti e tre. L'unica cosa che penso è che queste persone si devono salvare, non devono andare giù. Metto a rischio la mia vita? Sì, lo faccio".

Uno dei problemi principali è quello di cercare di tranquillizzare i migranti, per evitare che si muovano alla vista dei soccorritori e il gommone si capovolga. Per farlo Giuseppe urla, si sbraccia, lancia ordini in inglese. "Devo riuscire a far capire loro che possono avere fiducia in te. Altrimenti continuano ad agitarsi e il tuo unico obiettivo deve essere portarli in salvo".

I bambini devono essere i primi a essere salvati. "Loro sono quelli che mi fanno più impressione - dice Beppe - L'unica cosa che penso quando li vedo in acqua e mi tutto dal gommone è che sto strappando questi bambini a morte sicura e gli sto dando un futuro. E questo mi fa nuotare più veloce".

E poi ci sono le emozioni da gestire, perché per quanti sforzi si fanno, migliaia finiscono in fondo al mare. "Quando salvi le persone, loro ti dicono grazie. Lo ripetono decine di volte. Ma quando torno a bordo - ammette Beppe - devo staccarmi, altrimenti le emozioni non le gestisci. Devi farti una corazza per fare certe cose, non hai altra scelta. Emotivamente è una prova molto forte e devi farci il callo, perché non sempre va bene".

"Per la sensibilità e la professionalità con cui, in piena emergenza, accoglie e assiste i minori non accompagnati giunti nel nostro Paese". Con questa motivazione è stata conferita l'onorificenza di "Ufficiale dell'ordine al merito della Repubblica italiana" all'ispettore capo della polizia di Stato Maria Rosa Volpe. Volpe, l'unica agrigentina e fra i tre siciliani insigniti, dal 1996 è responsabile dell'ufficio Minori della Questura di Agrigento.

Dal 2004, quando l'immigrazione è diventata l'ambito predominante nell'attività dell'Ufficio, prende in consegna i minori immigrati non accompagnati per affidarli ai servizi sociali. Uno degli ultimi casi fu quello della piccola Favour. L'ispettore capo Volpe segue da lontano i ragazzi anche quando diventano maggiorenni o trovano una sistemazione. Dopo il naufragio di Lampedusa dell'ottobre 2013, chiedendo aiuto alla parrocchia e ai bar della città, ha preparato una festa per accogliere i giovani migranti.




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