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lunedì, 27 marzo 2017

Tifava Clinton, ma fa gli auguri a Trump


ROMA - Matteo Renzi non aveva fatto mistero di tifare per Hillary Clinton, donna e candidata dem capace di traghettare gli Usa nel solco dei valori di Obama, con cui il premier italiano aveva stretto un'intesa politica e personale speciale coronata dall'ultimo State dinner offerto dagli Obama alla Casa Bianca. Ma con il pragmatismo che lo contraddistingue, il capo del governo italiano confessa solo la stanchezza per la notte elettorale insonne e si prepara ad "una stagione nuova".

"A nome dell'Italia mi congratulo con lui e gli auguro buon lavoro convinto che l'amicizia resti forte e solida", è il riconoscimento al vincitore unito alla convinzione, ancora più rafforzata, che ora l'Italia deve giocare un ruolo per un'Ue più forte. Nell'ultima missione a Washington, Renzi aveva potuto toccare con mano, anche attraverso i racconti di Barack Obama, quanto la battaglia per la Casa Bianca fosse durissima e giocata sul filo. Ma come per tutti i leader mondiali, anche sull'onda di sondaggi e analisi rivelatesi sbagliate, il trionfo di Trump era inaspettato.

"Mi sono messo a seguire la diretta, mi sono addormentato con la Clinton in vantaggio. Poi mi sono arrivate telefonate e messaggi e sono tornato a seguire...ora sono un pò rimbambito", racconta il premier ai giornalisti alludendo al brivido del rovesciamento dei dati elettorale. Non un cenno alla preoccupazione, che attraversa le cancellerie mondiali, per la vittoria nella prima potenza mondiale di un outsider populista che in campagna elettorale ha fatto dell'isolazionismo e della difesa degli interessi Usa la sua principale bandiera. "Non possiamo non vedere - ammettono fonti del governo - il filo rosso che unisce Brexit e la vittoria di Trump ma è vero che una cosa sono gli annunci per prendere voti, un'altra è la responsabilità che assumi quando metti piede alla Casa Bianca. Basta pensare a Reagan...".

E' chiaro che costruire un rapporto con Trump non sarà semplice come sarebbe stato con Clinton, con la quale Renzi aveva avuto vari contatti già durante le primarie Usa. Ma il primo discorso dell'ex magnate, quasi ecumenico, dà credito a chi sostiene che, a dispetto di come viene raccontato, Trump non è un incendiario e, ora che ha stravinto, vuole ricucire le varie anime americane di un paese profondamente lacerato. E vista l'ambizione dichiarata di diventare il miglior presidente degli Usa della storia recente, analisti italiani sono convinti che non potrà fare a meno di un partner affidabile e di antica data come l'Italia. Oltre che alla relazione con gli Usa, Renzi ora si interroga su come potrà portare avanti in Ue l'eredità di Obama che, per sua stessa ammissione, "ha copiato" sia nella politica economica anti-austerity sia nell'accoglienza ai migranti.

"A maggior ragione dopo oggi - chiarisce nel caso in cui qualcuno a Bruxelles speri che ora il leader italiano abbassi la testa - va affrontato il rapporto tra Ue e Italia, l'Italia deve essere leader nella discussione Ue, basta con 'ce lo chiede l'Ue'. Bisogna scegliere se governare il cambiamento o seguirlo soltanto". Non ci sarà invece, è convinto il premier, un effetto delle elezioni Usa sul referendum. Se da un lato, riflettono ai vertici del Pd, Salvini e Grillo hanno già cominciato a battere la grancassa identificandosi in Trump e questo potrebbe aiutare il No, dall'altra però lo choc del voto Usa potrebbe compattare l'elettorato progressista sul Sì. Renzi in realtà non ha intenzione di sfasciarsi la testa su queste riflessioni: "Tra due settimane sarà tutto passato e io sono certo che nell'ultimo miglio recuperiamo i 3 punti di svantaggio", mostra ottimismo il premier con i suoi alla buvette, scherzando sul fatto che "a tutti quelli che credono nei sondaggi ultimamente non va benissimo".




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