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giovedý, 19 gennaio 2017

"Siete italiani, napoletani o siciliani?"

E' polemica sui moduli d'iscrizione online di alcune scuole di Inghilterra e Galles con la stravagante tripartizione di etnia. Ma da Londra arrivano subito le scuse e la correzione

LONDRA - "Italiani", "Italiani-Siciliani" e "Italiani-Napoletani": è polemica sui moduli d'iscrizione messi online da alcune circoscrizioni scolastiche britanniche di Inghilterra e Galles in cui spunta questa inopinata distinzione etnico-linguistica riservata ai bambini provenienti dalla Penisola.

Distinzione che ha suscitato sdegno nelle famiglie e ha innescato una pungente nota di protesta verbale dell'ambasciata d'Italia nel Regno Unito: "Siamo uniti dal 1861", fa presente al Foreign Office l'ambasciatore Pasquale Terracciano, lasciando trasparire un'evidente punta di sarcasmo dietro il rispetto delle forme codificate della diplomazia.

Il Foreign Office si è scusato come ha riferito l'ambasciatore Terracciano, precisando di aver ricevuto "una telefonata" che preannuncia una messaggio formale di scuse scritte dopo la sua nota di protesta. Londra fa sapere che i moduli 'incriminati' saranno corretti. Il ministero degli Esteri britannico, spiega Terracciano, ha reso noto di "condividere le nostre perplessità".

"Vogliono capire come sia potuto succedere, ma intanto s'impegnano a chiedere di modificare quei moduli", aggiunge. Scuse scritte più formali sono attese per le prossime ore. Per l'ambasciata, in ogni caso, è motivo di soddisfazione che il passo compiuto dall'Italia sia stato compreso e abbia ricevuto una risposta tempestiva.

Uno "storico errore amministrativo di cui la Gran Bretagna si rammarica", ha risposto un portavoce del governo di Londra. "Il governo britannico acquisisce informazioni linguistiche come parte del censimento scolastico per assicurarsi che gli studenti di madrelingua diversa dall'inglese possano ricevere la migliore istruzione possibile nel Regno Unito - spiega Londra -. Ci è stata segnalata la presenza di uno storico errore amministrativo nei codici linguistici in uso fin dal 2006". 

"Anche se tale errore non ha avuto alcun impatto sull'istruzione ricevuta dagli alunni italiani nel Regno Unito - conclude il portavoce - il governo britannico esprime il proprio rammarico per l'accaduto e per le offese da questo eventualmente arrecate". Il ministero dell'Istruzione britannico ha modificato i codici: "Da oggi - si precisa nella nota - tutti gli allievi di madrelingua italiana saranno
classificati sotto un unico codice".

LA VICENDA. A denunciare l'accaduto sono stati per primi alcuni genitori, allibiti di fronte all'indicazione - fra i dati richiesti - di questa stravagante tripartizione di etnia e di idioma come una sorta di variante italiana. Il loro racconto, rimbalzato su un paio di media in Italia, ha indotto a compiere subito una verifica.

E in effetti si è scoperto che era tutto autentico. Nessuno scherzo, nessun equivoco. "Si tratta di iniziative locali - spiega l'ambasciatore Terracciano - motivate probabilmente dall'intenzione d'identificare inesistenti esigenze linguistiche particolari" e garantire un ipotetico sostegno.

"Ma di buone intenzioni - aggiunge - è lastricata la strada dell'inferno": specie quando diventano "involontariamente discriminatorie, oltre che offensive per i meridionali". Di qui la decisione di un passo ufficiale attraverso la nota al Foreign Office, il ministero degli Esteri di Sua Maestà, nella quale si chiede "l'immediata rimozione" di questa indebita caratterizzazione pseudo-etnica, che nulla ha a che fare con l'importanza dei genuini connotati regionali o dei dialetti italiani. E si conclude ricordando appunto come "l'Italia sia dal 17 marzo 1861 un Paese unificato".

L'episodio s'inquadra in una stagione delicata per la Gran Bretagna, alle prese con la prospettiva della Brexit, il divorzio dall'Ue, in un clima nel quale su temi come il flusso dei migranti o l'apertura agli stranieri non sono mancate fibrillazioni né eccessi: nella società come nella politica. Un clima che a livello locale, nota Terracciano, si riflette anche "nella grave carenza di conoscenza della realtà italiana", di fatto nell'ignoranza diffusa su altri Paesi, che questa vicenda testimonia. Riproponendo, come in una sgangherata macchina del tempo, "una visione tardo ottocentesca della nostra immigrazione". E forse dell'Italia tout court.







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