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venerdì, 24 novembre 2017

Dagli Usa 1,2 milioni per Lo Porto
"Donazione, non risarcimento"

Caso verso l'archiviazione. Offerti i soldi alla famiglia del cooperante palermitano ucciso dalla Cia in Pakistan. "Oltre il danno la beffa"

PALERMO - "Ci è stata offerta una cifra di un milione e 200 mila dollari. A luglio i nostri legali hanno incontrato a Roma un rappresentante del governo americano che ci ha proposto questa somma, che abbiamo accettato. Obama ha mantenuto l'impegno assunto pubblicamente quando è stata resa nota la notizia della morte di mio fratello". Daniele Lo Porto, fratello di Giovanni, il cooperante rimasto ucciso nel gennaio 2012 da un razzo sparato da un drone della Cia contro un covo di Al Qaida non lontano dal confine afghano, conferma la notizia pubblicata da 'Repubblica'.

La famiglia del cooperante ucciso, che vive a Palermo nel quartiere di Brancaccio, non nasconde la propria amarezza per la vicenda. "Oltre il danno anche la beffa, ci è stata proposta una donazione non un risarcimento. E su quella somma abbiamo pagato pure le tasse allo Stato italiano", puntualizza Daniele, aggiungendo che la famiglia "continua a chiedere verità sulla vicenda. Vogliamo sapere cosa è successo".

Il pagamento, infatti, non è infatti un risarcimento ma solo una concessione a titolo "di favore"; una donazione "ex gratia", una formula che non comporta alcuna assunzione di responsabilità giuridica. In questo modo l'inchiesta della Procura di Roma sul caso del 37enne Giovanni Lo Porto si avvia verso una richiesta di archiviazione. Nello stesso raid morì anche un altro ostaggio, l'americano Warren Weinstein, che era stato rapito nel 2011.

A rendere noto la morte del cooperante italiano, nell'aprile dello scorso anno, fu il presidente degli Stati Uniti Barak Obama il quale chiese scusa alla famiglia. Anche l'ambasciata Usa a Roma conferma il pagamento.




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