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sabato, 19 agosto 2017

Pubblicato: 03/09/2016

Venezia elegge Paolo VIII

Emanuele Grosso / 
Tutto il genio di Sorrentino nelle prime due puntate di “The young pope”, la serie tv in anteprima alla Mostra del cinema

“Sai perché odio i turisti? Perché sono di passaggio”. E’ proprio modesto, Sorrentino. Nell’escalation verso personaggi attraverso i quali può esprimere il suo genio scorretto e sprezzante, il giudizio feroce su un’umanità ridicola e mediocre, senza però metterci la faccia perché l’umanità medesima non la prenderebbe benissimo, ne ha trovato uno discretamente piazzato tra quelli che non devono rendere conto a nessuno.

Molto più di Jude Law che lo impersona, Paolo Sorrentino stesso è The young pope, il papa giovane che viene eletto per intrallazzi di potere ed è perdutamente ingestibile, dissolutamente ambiguo e impenetrabile, galatticamente subdolo ed egocentrico (a dire il vero neppure clamorosamente originale tra tutti i perfidi purissimi senza i quali oggi una serie televisiva non comincia nemmeno).

Ma soprattutto il papa fetentone, in questi dieci episodi tv due dei quali sono stati portati alla Mostra del cinema di Venezia in mega anteprima interstellare prima di finire su Sky a ottobre, è uno che non si espone mai in  pubblico. Esattamente come Paolo VIII (dal numero dei suoi film), perché - dice lo stesso Jude Law nella prima sbalorditiva mezzora - i più grandi artisti degli ultimi 50 anni sono quelli che non si mostrano, tipo Salinger e Kubrick.

Perderà qualcosa passando in televisione, Sorrentino. Anche se a differenza delle altre serie - quelle tipo Lost con “Oddio, si è mossa una frasca, cosa sarà?”, e lo vieni a sapere dieci puntate dopo -, nei due episodi papali c’è una folgorazione al secondo, che sia un dialogo o un’inquadratura. Talmente superiori alla media da far sopportare il solito siderale autocompiacimento spesso fine a se stesso.

Basterebbe l’epica presenza di Silvio Orlando, il mefistofelico cardinale Voiello che si affida a San Pipita perché ancora non sa che Higuain è passato alla Juve (quando il calciomercato supera la fiction). L’interpretazione della vita. Per giunta in inglese, “imparato con una fatica boia”. Ma per il più grande regista vivente si può fare.






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