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sabato, 25 marzo 2017

Pronta la nuova rete ospedaliera siciliana

Nuccio Sciacca / 
A settembre l’assessore Gucciardi riproporrà al ministero le ultime variazioni

“La Sicilia non è più una regione canaglia, anzi siamo tra quelle che hanno saputo risparmiare meglio e siamo all’ottavo posto in Italia, anche davanti all’Umbria, per i livelli essenziali di assistenza”. L’assessore regionale alla salute Baldo Gucciardi difende così, davanti al sottosegretario alla sanità Vito De Filippo, il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera siciliana che ancora una volta è stato rispedito al mittente dagli uffici ministeriali di Roma.

“Stavolta però si tratta di piccoli dettagli perché l’impalcatura va bene”, ha precisato durante il confronto sul palco della Festa nazionale dell’Unità in corso a Catania alla Villa Bellini. Il tema è stato di particolare attualità perché proprio all’approvazione della nuova rete ospedaliera è legato lo sblocco dei concorsi per circa millecinquecento operatori tra precari e nuovi assunti.

Inevitabile che la politica non voglia farsi sfuggire l’occasione per raccogliere consensi in vista della consultazioni elettorali dei prossimi anni. E proprio su questo delicato ruolo è intervenuto il parlamentare Giovanni Burtone che ha invece invitato i colleghi a pensare soprattutto ai cittadini “che non vogliono il primario di questo o quel partito ma il medico capace di svolgere il proprio lavoro con competenza”. 

Senza peli sulla lingua il presidente della commissione sanità dell’Assemblea regionale siciliana, Pippo Digiacomo, strenuo difensore della cosiddetta sanità delle periferie: “Non vogliamo l’ospedale sotto casa ma si ricordino al ministero che la Sicilia non è la Lombardia, da noi ci sono isole, province con comuni arroccati ovunque e tutti i cittadini devono avere le stesse garanzie di salute”.

Un dato è comunque certo: la nuova rete ospedaliera sarà sempre più orientata verso le emergenze, quindi verso la possibilità di curare l’infarto, l’ictus e i politraumi, ad esempio, più celermente possibile, mentre altri nosocomi dovranno essere riconvertiti a Pta, Punti territoriali di assistenza, che serviranno essenzialmente a ridurre la inappropriatezza dei ricoveri e soprattutto degli interventi di pronto soccorso che sono una delle più importanti note stonate del nostro sistema sanitario.

Ma la recente catastrofe sismica che ha colpito il Centro Italia non può far dimenticare la fatiscenza di buona parte degli ospedali siciliani specie di quelli allocati in vecchie strutture dei secoli scorsi. “Sono pronti quasi duecento milioni di euro per la riqualificazione strutturale della sanità siciliana”, ha anticipato Gucciardi davanti ai numerosi direttori generali presenti, tra cui Giorgio Santonocito (Garibaldi), Giuseppe Giammanco (Asp Catania), Angelo Pellicanò (Cannizzaro) e Paolo Cantaro (Policlinico Vittorio Emanuele).






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