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lunedì, 27 marzo 2017

I turni di notte aumentano il rischio tumori

Nuccio Sciacca / 
Secondo uno studio americano la mancanza di luce altera il ritmo naturale delle cellule

Spezzare il naturale ritmo di sonno-veglia distrugge i geni dell’orologio biologico, che servono anche a controllare la crescita delle cellule affinché non impazziscano generando tumori: potrebbe essere questo il motivo per cui si osserva un maggior rischio di cancro tra coloro che fanno turni di notte.

L’ipotesi arriva dai biologi del Massachusetts Institute of Technology (Mit), con uno studio condotto sui topi e pubblicato su Cell Metabolism. L’elemento chiave che scatena questo meccanismo è la luce, che colpisce la retina e manda un segnale al cervello (nella regione del nucleo soprachiasmatico) dove risiedono gli ingranaggi dell’orologio biologico: da qui partono i segnali che regolano le 'lancette' in ogni cellula del corpo.

"La luce è come un pulsante di reset che azzera l’orologio: quando si perde questo segnale, si perde il ritmo naturale in tutte le cellule dell’organismo", spiega il coordinatore dello studio Thales Papagiannakopoulos, che ora lavora alla New York University School of Medicine.

A perdere il ritmo sono i geni 'lancetta', come Bmal1 e Per2: "Se si distruggono questi geni in tutte le cellule del corpo, il segnale luminoso che si riceve normalmente non provoca più alcun effetto", sottolinea il ricercatore. "E’ come prendere un martello molecolare e rompere l’orologio".

Le conseguenze del danno, secondo quanto emerge dagli esperimenti sui topi, possono essere molto pesanti. I geni Bmal1 e Per2, infatti, regolano la tempistica con cui viene acceso un altro gene, c-myc, che controlla la crescita della cellula: se i geni 'lancetta' vengono rotti (attraverso un danno diretto al Dna o per un alterato ritmo sonno veglia), c-myc diventa super attivo e accelera la crescita della cellula, facendola proliferare in modo incontrollato col rischio di generare un tumore aggressivo.

Questa osservazione è stata confermata anche dall’analisi di biopsie prelevate da pazienti con tumore del polmone: nelle cellule malate, i geni Bmal1 e Per2 sono molto meno attivi che nelle cellule sane.                                                                                    






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