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venerdì, 24 marzo 2017

Contrada, no della Cassazione
alla revisione della condanna

Dichiarato "inammissibile" il ricorso presentato dai legali dell'ex 007 in seguito alla sentenza di Strasburgo

ROMA - La Cassazione ha dichiarato "inammissibile" il ricorso di Bruno Contrada contro la condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa emessa dalla Suprema Corte nel 2007 e contestata dalla sua difesa in seguito alla sentenza dello scorso aprile con la quale la Corte di Strasburgo aveva 'censurato' la condanna a 10 anni di carcere inflitta all'ex 007. La difesa aveva fatto ricorso per "errore materiale".

In particolare la Corte di Strasburgo, in base a quanto sostenuto dalla difesa di Contrada, lo scorso aprile aveva ritenuto "ingiusta" la condanna di Contrada per concorso esterno rilevando che "questa figura di reato è stata costruita in epoca successiva ai fatti contestati", che risalgono agli anni 1979-1988, mentre il concorso esterno è stato configurato all'inizio degli anni '90.

L'udienza si è svolta ieri a porte chiuse innanzi alla Seconda Sezione penale e il pg aveva chiesto il rigetto del ricorso di Contrada. La dichiarazione di inammissibilità del ricorso, spiegano fonti della difesa, indica che non era 'percorribile' la strada della 'correzione' della sentenza con il ricorso per "errore materiale". Ieri il ricorso è stato discusso dall'avvocato Massimo Krogh.

"La Cassazione si rifiuta in sostanza di applicare una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Si tratta di una decisione che contrasta con l'ordinamento giuridico italiano", ha commentato Contrada. "Leggeremo - aggiunge Contrada - le motivazioni per cui la Cassazione non dà esecuzione alla sentenza della Corte europea. Ma sin da ora si può dire che sia una decisione in contrasto con la convenzione sottoscritta dallo Stato italiano. Utilizzerò tutti i mezzi legali perché mi sia restituito l'onore che ingiustamente e indecorosamente in questi anni mi è stato tolto".

"Da tempo - aggiunge Contrada - sono impegnato in un'azione che esprime indignazione e rivolta morale contro uomini che rappresentano le istituzioni. E ancora non si rassegnano alla sconfitta. Ma io non mi fermerò. Rivendicherò fino all'ultimo respiro il mio diritto a essere risarcito per i danni morali, materiali ed esistenziali che sono stati procurati a me e alla mia famiglia". 

Contrada ha fatto ricorso, oltre che in Cassazione, anche al Consiglio di Stato e alla Corte dei conti. Chiede l'applicazione di due sentenza della Corte europea per i diritti dell'uomo. Quella del 2015 contesta all'Italia la violazione dell'articolo della convenzione sulla irretroattività della legge penale. Quella del 2014 condanna l'Italia per avere inflitto a Contrada una "pena degradante e inumana": 10 anni interamente scontati.




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