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sabato, 24 giugno 2017

Pubblicato: 21/04/2016

Allarme veleni nei cibi stranieri

In due pizze su tre salsa cinese e mozzarella lituana. Sì di Bruxelles: la Sicilia ottiene il marchio Igp per l’olio d’oliva

CATANIA - Giù le mani dal made in Italy: è l’appello che ha mobilitato ieri al Palabarbuto di Napoli migliaia di agricoltori della Coldiretti con i loro trattori per difendere la dieta mediterranea da tutti quei prodotti provenienti dall’estero e spacciati per italiani che arrivano sulle nostre tavole all’insaputa dei consumatori, con un impatto non solo economico ma anche di sicurezza alimentare.

A questo proposito Coldiretti ha diffuso una black list dei cibi più contaminati. Il primato va ai broccoli cinesi, con la quasi totalità dei campioni risultati irregolari (il 92%) per la presenza di residui chimici. A seguire c’è il prezzemolo del Vietnam con il 78% di irregolarità rilevate e il basilico dall’India, fuori norma in ben sei casi su dieci. Anche nel 2015 la Cina ha conquistato il primato dell’Ue nel numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari: su un totale di 2967 allarmi segnalate in Europa la riguardano ben 386 (il 15%). Sotto i riflettori anche l’Egitto, con le melograne che superano i limiti in un caso su tre (33%), le fragole (11%) e le arance (il 5%).

E pure la pizza, simbolo di Napoli, è a rischio. Dalla mozzarella lituana al concentrato di pomodoro cinese, passando per l’olio tunisino e il grano canadese quasi due pizze su tre servite in Italia sono ottenute da un mix di ingredienti provenienti da migliaia di chilometri di distanza e senza alcuna indicazione per i consumatori. Inoltre, “all’estero - denuncia il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - sono falsi due prodotti alimentari italiani su tre, con il mercato mondiale delle imitazioni di cibo made in Italy che vale oltre 60 miliardi di euro”. “Non c’è più tempo da perdere e occorre rendere finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per far conoscere anche ai consumatori i nomi delle aziende che usano ingredienti stranieri “, aggiunge Moncalvo precisando che “bisogna liberare le imprese italiane dalla concorrenza sleale delle produzioni straniere realizzate in condizioni di dumping sociale e ambientale con rischi concreti per la sicurezza alimentare dei cittadini”.

L’allarme è ancora più grave se si pensa che le produzioni dei nostri agricoltori che sono, invece, le più “green” d’Europa, con 281 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp), il divieto all’utilizzo degli Ogm e il maggior numero di aziende biologiche. Ma sono anche al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), quota inferiore di quasi 4 volte rispetto alla media europea (1,4%) e di quasi 20 volte quella dei prodotti extracomunitari (7,5%). E l’Italia, ha evidenziato il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, “ha la leadership anche sul fronte dei controlli in campo agroalimentare e questo è un punto irrinunciabile della nostra competitività e distintività. Negli ultimi due anni abbiamo effettuato più di 250mila verifiche in tutta la filiera, anche sui prodotti che entrano nel nostro Paese”.

Il ministro ha ribadito la volontà di garantire al massimo la tutela del consumatore, lavorando “sempre di più anche sul fronte della tracciabilità e dell’etichettatura”. E intanto ieri la Commissione europea ha completato l’iter per il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta (Igp) all’olio siciliano. “Un grande successo per l’intera Sicilia”, commenta Giovanni La Via, Presidente della Commissione Ambiente, Sanità e Sicurezza Alimentare. “Un riconoscimento del lavoro svolto in questi mesi, che ha consentito di superare alcune perplessità tecniche, e che - ha osservato La Via - rilancia uno dei comparti strategici per il nostro territorio, valorizzando una delle nostre eccellenze agro-alimentari”.

“Con il via libera ufficiale della Commissione europea - prosegue Michela Giuffrida, membro della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale - gli olivicoltori siciliani potranno finalmente scrivere in etichetta che è un olio proveniente solo molite in Sicilia con parametri di qualità superiori all’olio extravergine d’oliva convenzionale”.

“Per contrastare l’olio dall’estero, l’unica soluzione è avere la nostra filiera e la nostra trasparenza certificata - dice Alessandro Chiarelli, presidente della Coldiretti siciliana. La Sicilia è riconoscibile, molto di più dei singoli territori. Se ci dividiamo in mille Igp, non può funzionare. Questa Igp mette un “cappello” di grande importanza alle nostra produzioni, ci protegge e protegge il consumatore. Sarà foriera di un nuovo corso”.




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