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domenica, 19 febbraio 2017

All’Onu progetto di telemedicina catanese

Nuccio Sciacca / 
E-medmed esposto a New York dal docente di diritto sanitario Francesco Santocono

Da Catania al palazzo delle Nazioni Unite. E’ il percorso del progetto Emedmed nato a Catania per venire incontro alle emergenze sanitarie dell’area del Mediterraneo, prima tra tutte quella legata alle migrazioni dall’Africa all’Europa.

All’interno della “XVI Infopowerty World Conference”, organizzata dall’Observatory for Cultural and Audiovisual Communication (Occam) presso la sede delle Nazioni Unite di New York, è stato presentato, infatti, il progetto per la costituzione del Centro Hub di Catania per il coordinamento del progetto “E-med-med” nell’area del Mediterraneo.

Dopo i saluti istituzionali di Enzo Bianco, in collegamento streaming dalla Sicilia, a esporre il piano d’azione è intervenuto Francesco Santocono, docente di diritto sanitario presso l’Università Giustino Fortunato di Benevento e consulente per le politiche sanitarie dello stesso sindaco di Catania, già individuato dallo stesso ente affiliato all’Onu come Segretario Generale del progetto.

Il percorso di implementazione del sistema partirà con l’istituzione di un Comitato scientifico multidisciplinare, formato dai rappresentanti di tutti i Paesi aderenti, e l’obiettivo principale di preparare il processo formativo del gruppo cui poi affidare la preparazione degli operatori sanitari locali.

“L’idea - ha detto Santocono durante il suo intervento - è quella di individuare, attraverso la creazione di un percorso accademico adeguato, i profili idonei cui affidare la responsabilità di quegli operatori sanitari che, attraverso i necessari supporti tecnologici, si muoveranno in concreto tra i villaggi dell’Egitto, della Libia, della Tunisia e del Marocco”. 

Il master universitario concepito per questo scopo sarà in grado di mettere insieme le risorse accademiche e scientifiche migliori e, alla fine, consegnerà la patente di formatore a ottanta principal trainers, figure di riferimento cui sarà affidata la responsabilità di supportare le piattaforme locali collegate con Catania.

“Il sistema - ha aggiunto il docente - distribuirà sui territori qualcosa come quattrocento medici o infermieri e permetterà di controllare la salute di un milione e duecentomila persone l’anno, fornendo informazioni preziosissime per la costruzione dell’identità sanitaria delle persone, delle comunità o delle regioni”. 

Ogni operatore sanitario agirà con una specifica attrezzatura da campo, fornito di un’unità mobile con ricevitore satellitare e una valigia tattica appositamente studiata, completa della strumentazione necessaria alle attività previste. Il collegamento con la piattaforma centrale non avrà soluzione di continuità, grazie a un sistema tecnologico in grado scambiare informazioni in tempo reale. 

Si tratta di un piano di sicurezza globale che, peraltro, potrà essere utile anche per i flussi dell’immigrazione, creando i presupposti necessari per tracciare dettagliatamente i fattori di rischio e gli spostamenti di infezione patogena.

“I vantaggi statistici di un’azione tanto meticolosa - ha concluso Santocono, suscitando la curiosità della delegazione mondiale - sono molteplici e tutti di grande importanza. Non c’è soltanto l’assistenza, ma anche la prevenzione internazionale. Possibilità infinite. Si pensi per esempio alla capacità del progetto di reperire gruppi ematici particolarmente rari, catalogandoli in una vera e propria banca del sangue virtuale”.

Le potenzialità della tecnologia applicata alla sanità superano i confini territoriali e rappresentano la vera scommessa sanitaria del prossimo futuro. Il progetto e-Med-Med prende sempre più forma e Catania punta a diventare la capitale della telemedicina del mediterraneo. Con il benestare delle Nazioni Unite.                                                                                        






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