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martedì, 30 maggio 2017

"Il servizio pubblico dalla parte delle vittime di mafia"


ROMA - "Da giornalista le notizie sono notizie, le storie sono storie. E avere di fronte un mafioso che spiega la vita quotidiana dei mafiosi è certamente un documento. Ma poi ci sono le responsabilità e i contesti, c'è il servizio pubblico. E c'è la storia del nostro Paese e la ferita che la mafia rappresenta. Nel servizio pubblico, e per i giornalisti del servizio pubblico, la vittima e l'aguzzino non possono avere stessa dignità di racconto a meno di non considerare sullo stesso piano la mafia e chi lotta contro la mafia".

In un'intervista ad "Avvenire" Monica Maggioni, giornalista e presidente Rai, interviene sull'intervista di Bruno Vespa a Salvo Riina. "Sentire quel racconto in cui il figlio non giudica e non condanna il padre è difficile da sopportare", spiega.

"Vorrei vedere, invece di ascoltare le sue elucubrazioni, molta più attenzione quotidiana per le storie - quelle sì eroiche - dei cronisti minacciati dalla mafia, quelli che tutti i giorni sono su quelle stesse strade, sentono quegli stessi linguaggi di minaccia che oggi il figlio del boss fa cinicamente finta di non considerare. Vorrei che a fare quelle domande a Riina junior potessero essere i figli delle vittime della mafia, i protagonisti delle storie spezzate, perché il servizio pubblico non ha incertezze e non subisce fascinazioni; è dalla loro parte".

"Mi piacerebbe che i diritti del libro di questo signore potessero essere sequestrati dallo Stato come beni di provenienza mafiosa e destinati alla lotta contro la mafia", propone.




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