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martedì, 24 gennaio 2017

Riina jr in tv, un "Vespaio" di polemiche

Il figlio del "capo dei capi" ospite a "Porta a Porta" per la presentazione del suo libro. La Bindi: "E' il salotto del negazionismo della mafia, convocherò i vertici della Rai". Salvatore Borsellino: "Gli italiani spengano la televisione". Maria Falcone: "Scelta indegna"

ROMA - "L'intervista al figlio di Totò Riina andrà in onda". Bruno Vespa, conferma così la partecipazione del figlio di Salvatore Riina a "Porta a Porta" di questa sera, per la presentazione del suo libro dal titolo 'Riina. Family life'. Decisione che ha suscitato un "vespaio" di polemiche. Non parteciperà invece Pier Luigi Bersani. Il forfait dell'ex segretario Pd è dovuto proprio all'annunciata intervista del figlio di Riina. La trasmissione quindi avrà inizio direttamente con l'intervista a Salvo Riina. 

LA RAI SI DIFENDE: "POLEMICHE PREVENTIVE". La Rai confermando la messa in onda precisa che "per offrire un ulteriore punto di vista contrapposto a quello offerto dal figlio di Riina Porta a Porta ospiterà inoltre domani sera una puntata dedicata alla lotta contro la criminalità e a chi alle battaglie contro le mafie ha dedicato la propria esistenza anche a costo della vita. Tra gli altri saranno ospiti il ministro dell'Interno Angelino Alfano e il presidente dell'Autorità anticorruzione Raffaele Cantone".

"Le polemiche preventive nate sulla puntata di Porta a Porta sono sviluppate intorno a una trasmissione che nessun italiano ha ancora visto", ha precisato la Rai, spiegando che "si tratta in particolare di un'intervista nella quale Bruno Vespa incalza il figlio di Totò Riina, già condannato per mafia, senza fare sconti al suo rapporto di rispetto verso il padre nonostante gli atroci delitti commessi".

"Quello del figlio di Riina è un punto di vista sconcertante - prosegue la nota - ma che si è ritenuto di portare a conoscenza dell'opinione pubblica perché sintomatico di una mentalità da "famiglia mafiosa" che è compito della cronaca registrare".

L'azienda ricorda quindi che "per commentare in maniera adeguata le parole del figlio di Riina l'intervista sarà seguita da un dibattito a cui parteciperanno il figlio di Rosario Schifani, agente di scorta di Giovanni Falcone morto nell'attentato di Capaci del maggio del '92, il giornalista del Corriere della sera Felice Cavallaro, esperto di vicende di mafia, l'avvocato Luigi Li Gotti, storico avvocato di celebri pentiti, e Dario Riccobono, presidente dell'associazione Addiopizzo". Il dibattito era stato già registrato prima delle polemiche di oggi.

BINDI: "CONVOCHERO' VERTICI RAI". "Mi auguro che in Rai ci sia un ripensamento. Ma se questa sera andrà in onda l'intervista al figlio di Totò Riina, avremo la conferma che 'Porta a Porta' si presta ad essere il salotto del negazionismo della mafia e chiederò all'Ufficio di Presidenza di convocare in Commissione la Presidente e il Direttore generale della Rai", ha detto il presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi.

SALVATORE BORSELLINO: "VERGOGNOSO". "È vergognoso che il servizio pubblico della Rai dia spazio a queste persone, così come è vergognoso che ci siano editori che fanno raccontare a questi personaggi un cumulo di falsità dove dipingono il padre come il più tenero dei padri e invece sappiamo tutti di cosa si tratta: si tratta di un assassino", ha detto a Radio1 Rai Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il magistrato ucciso dalla mafia a Palermo il 19 luglio 1992.

"Meno male - dice Salvatore Borsellino - che non ha risposto alle domande su Falcone e Borsellino, ha avuto almeno questo pudore. Il padre avrà gioito quando ha potuto godersi in televisione le scene dei massacri che erano stati fatti a Capaci e in via d'Amelio", prosegue Borsellino. Salvatore Borsellino aggiunge: "Ha detto: vengo qui a difendere la dignità della mia famiglia. Ma di quale dignità sta parlando? Quella è una famiglia di assassini, una famiglia geneticamente composta da assassini". "Spererei - conclude Salvatore Borsellino - che gli italiani questa sera spengano la televisione".

MARIA FALCONE: "SCELTA INDEGNA DELLA RAI". Si dice "costernata" per la decisione di intervistare il figlio di Totò Riina, una scelta "indegna" per la Rai "che dovrebbe fare servizio pubblico". Anche Maria Falcone, sorella del giudice trucidato nella strage di Capaci insieme alle moglie Francesca Morvillo e a tre agenti della scorta, interviene sulle polemiche. La sorella del giudice sottolinea che Totò Riina "è il carnefice di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino" e che anche il figlio "è stato condannato per associazione mafiosa".  "Da 24 anni - conclude la professoressa Falcone - mi impegno per portare ai ragazzi di tutta Italia i valori di legalità e giustizia per i quali mio fratello ha affrontato l'estremo sacrificio ed è indegna questa presenza in una emittente che dovrebbe fare servizio pubblico".

GRUPPO DI SENATORI SCRIVE A COMMISSIONE DI VIGILANZA. Con una lettera al presidente della Commissione di vigilanza Rai Roberto Fico e per conoscenza alla presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, sette senatori - Lucrezia Ricchiuti, Donatella Albano, Maria Cecilia Guerra, Maurizio Migliavacca, Gianluca Rossi, Vincenzo Cuomo e Laura Puppato - chiedono di "convocare al più presto una seduta della Commissione di vigilanza da Lei presieduta per verificare presupposti e misura di sanzioni sulla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo per questi episodi che oggettivamente rischiano di far sembrare la televisione pubblica il salotto in cui  le associazioni criminali sono di casa".

"Il fine di cronaca di intervistare il figlio di Riina, che mai si è dissociato dai crimini del padre, è nullo. Si tratta solo di un momento di indebita pubblicità a una famiglia che in nessun modo contribuisce all'elevazione civica e culturale del Paese", scrivono i senatori.

Nella missiva i senatori scrivono di aver appreso che stasera la trasmissione Porta a Porta condotta da Bruno Vespa ospiterà il figlio di Totò Riina, "capo riconosciuto del clan mafioso dei Corleonesi, condannato a diversi ergastoli e recluso al regime di cui all'art. 41-bis dell'ordinamento penitenziario. Si tratta dello stesso Totò Riina che - responsabile dell'omicidio di Falcone - nell'ora di socialità con un tale Lorusso lo scorso ottobre 2014 ha inviato all'esterno il messaggio di far uccidere Nino Di Matteo".

"Nel contratto di servizio tra il Ministero dello Sviluppo economico e la Rai non v'è alcun passaggio che consente di strumentalizzare i concetti di pluralismo informativo e di ampiezza culturale dell'offerta radiotelevisiva per dare voce alle famiglie d'appartenenza dei ma¿osi già condannati per orrendi delitti e notoriamente pericolosi per tutta la collettività nazionale".

"Bruno Vespa - rimarcano i senatori - si è già reso responsabile di un'esecrabile trasmissione lo scorso agosto 2015, allorché invitò in studio esponenti della famiglia ma¿osa dei Casamonica di Roma e i loro avvocati. E già in quell'occasione la Rai fu destinataria di precise e circostanziate censure in diversi sedi, compresa la Commissione d'inchiesta sulle mafie".




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