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martedý, 27 giugno 2017

Carte di credito clonate
coinvolta funzionaria di banca

Dieci misure cautelari tra Messina, Palermo e Trapani. La banda truffava correntisti stranieri

PATTI (MESSINA) - La polizia ha eseguito nella provincia di Messina, di Palermo e di Trapani un'ordinanza relativa a 10 misure cautelari (4 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e un obbligo di dimora) nei confronti di persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere specializzata in un giro internazionale di carte di credito clonate e di riciclaggio dei relativi proventi in danno di correntisti di istituti di credito stranieri: mediorientali, cinesi, sudamericani, nordeuropei.

Le indagini condotte dai poliziotti del commissariato di Patti e coordinate dalla Procura hanno permesso di ricostruire un tentativo di estorsione e una condotta continuata di simulazione di reato. Coinvolta anche una funzionaria di banca che avrebbe deliberatamente agevolato il sodalizio nel ripulire il denaro sporco.

Gli indagati avevano creato una banda criminale che impiegava carte di credito clonate provenienti da circuiti illegali e riciclavano il denaro con fittizie operazioni pagate con dispositivi elettronici in favore di ditte commerciali complici. Prelevavano poi il denaro ripulito dai conti correnti, su cui finivano accreditati, grazie alla complicità della funzionaria.

Francesco Valenti, Marian Nicoi, Dario Vitellaro e Giuseppe Cusumano sono stati rinchiusi in carcere; Basilio Spinella, Rosario Terribile e Florin Bindileu si trovano ai domiciliari; per Rosa Ciancio, bancaria, è scattato l'obbligo di dimora. Altri due indagati destinatari di arresti domiciliari non sono stati rintracciati e sono ricercati. Altre due persone hanno ricevuto un avviso di garanzia.

Le carte clonate sarebbero state prodotte da Cusumano e Vitellaro ed erano per lo più intestate a ignare persone residenti all'estero; le utilizzavano poi su poss collegati alle ditte commerciali di alcuni degli associati, inscenando fittizi acquisti di beni. I soldi sporchi venivano poi prelevati dai titolari dei conti e divisi. L'organizzazione ha prodotto un giro di affari di 500 mila euro. Nicoi e Valenti avrebbero anche tentato di estorcere 2.500 euro a un artigiano di Patti.




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