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lunedý, 26 settembre 2016

E' un figlio di immigrati siciliani. La nonna palermitana: "Ha visto la morte"

L'attacco dei terroristi a Bruxelles. Il giovane Michele Venetico lavora all'aeroporto: Ŕ stato medicato in ospedale e subito dimesso. Il racconto di un impiegato di San Cataldo, tra i primi soccorritori: "C'era anche una bimba ustionata". La Farnesina: Probabile una vittima italiana"
venetico

BRUXELLES - C'è anche un giovane di orgini siciliane fra i tre italiani rimasti feriti negli attentati di ieri mattina a Bruxelles. Si tratta di Michele Venetico, dipendente dell'aeroporto di Bruxelles, figlio di immigrati partiti dalla provincia di Palermo. Gli altri due sono Chiara Burla, di 24 anni, originaria di Varallo Sesia (Vercelli) e residente a Firenze, e Marco Semenzato, architetto veneto da tempo in Belgio. Tutti e tre sono stati medicati in ospedale e poi dimessi.

"Ho appena parlato con mio nipote Michele - racconta la nonna Giuseppa Bonanno, che vive a Ciminna (Palermo) -. Non sapevo nulla perché non guardo la tv. E' stato lui a dirmi che sta bene. Era sotto choc. Mi ha detto che ha visto la morte con gli occhi e che sono decedute molte persone. Mio figlio Salvatore e la sua famiglia sono emigrati in Belgio da 50 anni. Ora Michele è a casa coi suoi".

Il bilancio per il momento è di 31 morti e 250 feriti ("Purtroppo riteniamo molto probabile che tra le vittime ci sia un'italiana", dice il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova), sarebbero stati identificati i due kamikaze. Terribile la testimonianza di un altro sopravvissuto siciliano. "E' stata una scena terrificante - racconta Massimo Medico, originario di San Cataldo (Caltanissetta) e impiegato presso una ditta che si occupa di logistica per conto della Commissione Ue -. Ero al lavoro in un edificio vicino alla stazione della metropolitana di Maalbeek, quando ho sentito un grande boato e sono sceso in strada con i miei colleghi. Non erano ancora arrivati i soccorsi e abbiamo prestato il primo aiuto come potevamo". 

"C'era odore di bruciato. Persone ferite. non posso dire le immagini scioccanti. Ho visto una bambina ustionata, con i capelli bruciati, uno dei miei colleghi la teneva in braccio. C'era anche una neonata, non credo fosse ferita", aggiunge.

"La gente urlava, piangeva, erano feriti, bruciati. Abbiamo cercato di metterli al riparo nel miglior modo possibile. Nel frattempo sono cominciate ad arrivare le ambulanze. Abbiamo dato una mano anche a loro, perché all'inizio erano pochi, abbiamo cercato di fare il meglio possibile", conclude Medico.




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