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giovedì, 28 luglio 2016

Pubblicato: 15/03/2016

"Pedofilia esplosa su web e social"

Report 2015 dell'associazione Meter. Don Fortunato di Noto: "Un milione di foto e video segnalati, centinaia di migliaia di bambini coinvolti. Chi tace è colpevole"

ROMA - Oltre un milione di foto e video segnalati, oltre 125.000 siti denunciati in 12 anni, quasi 10.000 soltanto nell'anno appena concluso. Centinaia di migliaia di bambini coinvolti: dai neonati a ragazzi di 12-13 anni.

L'esplosione dei social network e degli archivi cloud, ma anche la faccia oscura del Deep Web: sono alcuni dei dati contenuti nel Report 2015 che l'Associazione Meter di don Fortunato Di Noto presenta oggi a Roma.

La pedofilia dunque è esplosa sul web e sui social; su questi ultimi le segnalazioni dello scorso anno sono state 3.414 contro le 180 del 2014. Anche nel 2015 il mercato della pedofilia e pedopornografia online non hanno dunque conosciuto sosta: 9.872 siti segnalati rispetto ai 7.712 dell'anno precedente; sono ben 3.169 protocolli inviati alla Polizia Postale - Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia Online (Meter e Polizia Postale hanno siglato nel 2008 un protocollo di collaborazione). Dal 2003 al 2015 Meter ha segnalato 125.365 siti.

“Volete dei numeri? Statistiche? Meter ve ne dà quanti ne volete, ma per favore prima di pubblicarli vi prego di fare una riflessione. Credo che sia opportuno sottolineare e ribadire che dietro una unità c’è un bambino violato e schiavizzato sessualmente. Per essere più precisi: per comprendere meglio la questione e per superare l’idea che le foto e i video non sono realizzazioni virtuali ma reali, si pensi che stiamo denunciando il coinvolgimento di circa 700.000 bambini ridotti in schiavitù sessuale in tutto il mondo”, ha detto don Fortunato Di Noto.

Per il sacerdote siciliano, la tentazione è molto forte: “Ho discusso con i miei collaboratori le implicazioni deontologiche e penali di un gesto simile, poi abbiamo deciso di rispettare leggi e norme professionali: non possiamo mostrare né il volto né gli abusi subiti da queste piccole vittime perché la legge lo proibisce (altrimenti il reato sarebbe quello di divulgazione di materiale pedopornografico)”, dichiara. E precisa: “Avremmo voluto mostrarvi queste foto, amici della stampa, per informare e far prendere coscienza a tutti della drammaticità dell'abuso sui minori. Non possiamo farlo. Ma tutti possono vedere: c’è chi vede e si volta indietro con indifferenza. E questa indifferenza lo rende istantaneamente complice”.

Per don Fortunato: “Se la legge ci impedisce di mostrare la sofferenza dei piccoli e dei deboli, tacere ci renderebbe colpevoli di connivenza. Questo noi non lo possiamo permettere. Avremmo voluto inserire in questo comunicato le foto di neonati abusati, torturati e ridotti in condizioni disumane. In una parola: in una schiavitù sessuale. E non solo foto di neonati, ma anche di bambini che arrivano fino a 13 anni. Ma non possiamo farlo”.

Tuttavia, osserva: “Online c’è chi offre questo e altro e spesso resta impunito. Lo resta perché le leggi non sono uniformi, perché la giustizia di certe nazioni è poco incisiva, perché manca la cultura adeguata per la lotta alla pedofilia che si dovrebbe tradurre, prima di tutto, nella difesa dell’infanzia a prescindere”. Quindi: “Vorremo far nascere vergogna e consapevolezza in tutti del fatto che poco o nulla si sta facendo per combattere lo sfruttamento sessual e dei bambini, la pedofilia e la pedopornografia”.

Il silenzio e la censura legali, però, sono paradossalmente un regalo per i pedofili. Sempre secondo don Di Noto: “Non riusciamo a comprendere quale sia la ragione del silenzio, che è diventato quasi connivente e compiacente, di fronte agli abusi sessuali su bambini piccolissimi (anche da chi è preposto alla tutela e alla garanzia dei diritti dell’infanzia)”. Non solo: “Intanto aumentano vertiginosamente video e foto pedopornografici che farebbero sobbalzare qualunque persona di buon senso, papà, mamma e persino tutta la società. Nel silenzio colpevole e ipocrita di tutti noi”, conclude.






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