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martedý, 22 agosto 2017

Calcagno e Pollicardo, abbracci e lacrime

Rientrati in Italia i due tecnici liberati in Libia dopo 8 mesi di prigionia. Ad attendere il siciliano la moglie e i figli. Ancora da chiarire molti punti oscuri della vicenda
calcagno

ROMA - Sono rientrati in Italia il ligure Gino Pollicardo e il sicliano Filippo Calcagno, i due tecnici della Bonatti liberati venerdì scorso dopo un sequestro di otto mesi in Libia. Ad accoglierli e ad abbracciarli i familiari. Emozionatissimi Maria Concetta Arena, moglie di Calcagno, e i figli Cristina e Gianluca, tutti di Piazza Armerina. Sbarbati, stanchi e visibilmente provati, i due tecnici hanno a stento trattenuto le lacrime.



L'aereo speciale con a bordo i due italiani, partito nella notte da Tripoli, è atterrato alle 5 di stamani all'aeroporto di Ciampino. Ad attenderli, tra gli altri, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. I due sono stati interrogati dai pm di Roma titolari dell'inchiesta. Molti ancora i punti oscuri di tutta la vicenda - che ha subito una drammatica accelerazione negli ultimi giorni dopo mesi di silenzio -, a partire dall'identità dei rapitori, dalle modalità della liberazione, fino alla morte dei loro colleghi rimasti uccisi Salvatore Failla e Fausto Piano. Non è ancora chiaro quando le loro salme rientreranno in Italia, al momento ancora in Libia, presumibilmente a Sabrata.



"Il nostro compito è aiutare la Libia a recuperare la sovranità - ha detto Gentiloni -, quello che gradualmente, ma dopo molto tempo, si sta realizzando in Iraq. Solo un governo sovrano può prosciugare l'acqua in cui nuota Daesh, aiutarci a debellare il traffico di migranti, valorizzare le grandi risorse del Paese. Alle richieste di questo governo l'Italia e la comunità internazionale sono pronte a rispondere anche sul piano della sicurezza. Ma su questa disponibilità non va alimentata troppa confusione. Parlo dell'idea stessa che si possano risolvere problemi così complessi con qualche rullare di tamburi. Mi preoccupa perchè alimenta pericolose aspettative. Qualcuno forse pensa di stabilizzare la Libia con qualche decina di raid aerei? Ma, dov'era nel 2011? Non ha inteso quella lezione? E poi qualcuno davvero pensa che delle truppe speciali francesi o inglesi o italiane o marziane possano controllare un Paese di 1,6 milioni di chilometri quadrati che ha 200 mila uomini armati tra le varie milizie?".




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