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mercoledì, 24 agosto 2016

Pubblicato: 03/03/2016

Uccisi due tecnici italiani

Sarebbero stati usati come scudi umani. Tra i quattro tecnici della Bonatti rapiti lo scorso luglio anche Salvatore Failla di Carlentini. I due ostaggi scampati al raid portati in "altro luogo". Il cordoglio della Boldrini
salvatore failla

ROMA - I due ostaggi italiani scampati al raid di Sabrata sarebbero stati portati "in un altro luogo" dal leader locale dell'Isis, Abdullah Dabbashi. Lo scrive il sito di Libya Herald. Non si ha alcuna conferma ufficiale della notizia.

Questa la notizia a poche ora dalla comunicazione della Farnesina sull'uccisione di due dei quattro tecnici italiani sequestrati in Libia lo scorso luglio, dopo un esame di alcune immagini di vittime di una sparatoria nella regione di Sabrata in Libia, "apparentemente riconducibili a occidentali". La Farnesina ha spiegato che potrebbe trattarsi di due dei quattro italiani, dipendenti della società di costruzioni Bonatti, rapiti nel luglio 2015, e precisamente di Fausto Piano e Salvatore Failla".

Il capo del 'Sabratha Media Center', Esam Krair, citato dall'Associated Press, sostiene che i corpi dei due italiani sarebbero stati trovati con delle armi in pugno.

Krair ha raccontato che le milizie locali che combattono l'Isis hanno attaccato due mezzi dello Stato Islamico a circa 35 km a sud di Sabrata, uccidendo i nove che viaggiavano a bordo dei veicoli. I corpi dei due italiani, secondo la sua versione, sarebbero stati trovati successivamente con delle armi in mano.

In un primo momento i miliziani hanno pensato che i due fossero siriani a causa della carnagione chiara perché gli altri che erano nel convoglio erano di origine nordafricana e sub-sahariana.

Ma "in assenza della disponibilità dei corpi", sono in corso verifiche. Gino Tullicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla, siciliano di Carlentini erano stati rapiti lo scorso 20 luglio mentre rientravano dalla Tunisia nella zona di Mellitah, a 60 km di Tripoli, nei pressi del compound della Mellitah Oil Gas Company, il principale socio dell'Eni.

L'intelligence italiana aveva accreditato quasi subito l'ipotesi che gli italiani fossero stati sequestrati da una delle tante milizie della galassia criminale che imperversa nel Paese. Un sequestro a scopo di estorsione, dunque, opera di criminali "comuni".

La preoccupazione, quindi, è stata sin da subito di scongiurare che venissero ceduti, in 'bloccò o peggio ancora singolarmente, ad uno o più gruppi legati all'Isis, ormai infiltrato in diverse aree della Libia e molto interessato a gestire i sequestri, anche per i notevoli risvolti mediatici. Secondo una delle ipotesi accreditate nei mesi scorsi da fonti militari libiche, i quattro italiani sarebbero finiti "nelle mani di gruppi vicini ai miliziani di Fajr Libya", la fazione islamista che ha imposto un governo parallelo a Tripoli che si oppone a quello di Tobruk, l'unico riconosciuto a livello internazionale. Secondo questa ricostruzione, i miliziani avrebbero proposto uno scambio: i nostri connazionali con sette libici detenuti in Italia e accusati di traffico di migranti.

Ma non c'è mai stata alcuna conferma e per mesi non ci sono state notizie. Secondo un testimone libico rientrato a Tunisi da Sabrata, i due italiani uccisi sarebbero stati usati come scudi umani dai jihadisti dell'Isis, negli scontri con le milizie di ieri a sud della città, nei pressi di Surman. 

"Ho sentito la moglie del signor Failla un paio d'ore fa. Era disperata, ma nutriva ancora qualche flebile speranza che il marito non fosse davvero morta. Non aveva ancora ricevuto conferme dalla Farnesina" spiega Francesco Caroleo Grimaldi, avvocato di Rosalba Castro, moglie di Salvatore Failla. "In tutti questi mesi - ha aggiunto il legale - la signora è rimasta in costante contatto con la Farnesina. Ci sono stati momenti in cui ha nutrito un barlume di speranza che potesse tornare a casa. Ma dalla Farnesina è stato chiesto il riserbo più assoluto per non compromettere le trattative. Sta vivendo un momento drammatico".

IL CORDOGLIO DELLE ISTITUZIONI  "Esprimo il grande dolore mio e dell'intera Camera dei deputati per la morte di Salvatore Failla e Fausto Piano, i due tecnici italiani uccisi  in uno scontro a fuoco in Libia. Molto deve ancora essere chiarito riguardo alle cause che hanno portato a questa tragedia, che nei prossimi giorni sarà anche all'esame del Parlamento. Ma intanto c'è lo strazio di due famiglie che per mesi hanno vissuto nell'angoscia e che oggi hanno perduto la speranza. A loro va il mio abbraccio più affettuoso".

Così la Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, in una dichiarazione.







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