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lunedý, 30 maggio 2016

Mega sequestro di azioni Tecnis
"Demoni col volto di angeli"

Catania: confiscato un miliardo e mezzo di euro, amministrazione giudiziaria anche per altre due societÓ legate al gruppo Bosco-Costanzo. I Ros: "Si proclamavano paladini antimafia ed erano al servizio di Cosa nostra"

ROMA - I carabinieri del Ros hanno eseguito in provincia di Catania un provvedimento della sezione misure di prevenzione del tribunale che ha disposto l'amministrazione giudiziaria delle società Tecnis Spa, Artemis Spa e Cogip Holding Srl e il sequestro delle relative quote e azioni per un valore di oltre un miliardo e mezzo di euro. L'intervento è stato richiesto dalla Procura distrettuale antimafia di Catania.

L'operazione colpisce tre importanti società del gruppo imprenditoriale Costanzo-Bosco Lo Giudice, attive nel settore della realizzazione di grandi opere infrastrutturali sia in Italia sia all'estero.

Il provvedimento scaturisce da diverse attività investigative del Ros che hanno documentato, nel tempo, l'asservimento del gruppo imprenditoriale alla famiglia catanese di Cosa nostra, alla quale sono state garantite ingenti risorse economiche ed è stata consentita l'infiltrazione del redditizio settore degli appalti pubblici.

Le società Tecnis Spa, Artemis Spa e Cogip Holding Srl sarebbero state "asservite alla famiglia catanese di cosa nostra" e, oltre che a rimpinguarne le casse, avrebbero "consentito agli esponenti apicali dell'organizzazione di governare in qualche modo l'indotto, ottenendo sub appalti e forniture a imprese vicine alla organizzazione mafiosa ed accrescere il proprio potere e prestigio anche presso le famiglie palermitane, consentendo ad imprese loro vicine di infiltrare il settore delle commesse pubbliche".

"Si è potuto verificare nel corso di circa 10 anni - ha detto Patanè - che queste azienda dovevano pagare a cosa nostra, avere collegamenti con essa, si dovevano inserire in appalti e in lavori cospicui del Palermitano, ma in stretto collegamento ed asservimento dei voleri di cosa nostra".

Secondo il generale Giuseppe Governale, comandante del Ros, "si tratta di aziende che si proclamavano paladine dell'antimafia ma in realtà demoni dal volto d'angelo. La mafia parte da questo presupposto 'o le cose amministro io, o le guardo io, o le metto a posto io oppure non sono di nessuno'. Dobbiamo stroncare questo paradigma e l'evoluzione normativa di settore è chiara: se una cosa non appartiene alla mafia appartiene allo Stato e lo Stato deve essere in grado di essere efficace e di essere credibile nei confronti della società civile".

Per le tre aziende è stato nominato un amministratore giudiziario, Saverio Ruperto, che sostituirà gli amministratori per un periodo di sei mesi, ulteriormente rinnovabile, per "risanare e reimmettere nel mercato l'azienda, in modo che possa operare nel rispetto delle regole ed al riparo da interventi della criminalità organizzata".

Il provvedimento trae fondamento da più attività investigative, corroborate da dichiarazioni di collaboratori di giustizia e da quelle degli stessi imprenditori. Sulla scorta di questo gli investigatori ritengono che Tecnis SpA (e le relative compagini) abbia subito coartazioni nel libero svolgimento delle attività imprenditoriali.




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