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venerdì, 29 luglio 2016

Pubblicato: 02/02/2016

Stop alla riforma dell'acqua pubblica

La Regione Sicilia non ha presentato ricorso davanti alla Corte costituzionale per difendere la legge impugnata dal governo nazionale. Il M5s: "Vanificati anni di lavoro"

PALERMO - "L'acqua in Sicilia è e rimarrà pubblica e la legge approvata dall'Ars lo scorso anno, sia pure impugnata, resta in vigore, tanto che ho recentemente firmato il decreto di delimitazione degli ambiti territoriali. Quindi resistere all'impugnativa, sul piano pratico, non avrebbe avuto alcun effetto". L'assessore regionale all'Energia e ai Servizi di Pubblica utilità Vania Contrafatto è intervenuta sul problema della riforma dell'acqua.

"Stiamo presentando all'Ars un ddl che eliminerà i principali aspetti di incostituzionalità e i problemi tecnici che la legge, già in sede di prima applicazione, ha presentato - sottolinea - l'approvazione da parte dell'Ars del nuovo ddl farà cessare la materia del contendere, eliminando il contenzioso alla Corte costituzionale prima che si arrivi alla sentenza". 

"Finisce il sogno dell'acqua pubblica in Sicilia. L'assessore Contrafatto ha annunciato in commissione Ambiente che la Regione non si è costituita davanti alla Corte costituzionale per difendere la legge varata dall'Ars. È un fatto di una gravità inaudita, che vanifica anni di lavoro e mortifica le aspirazioni dei cittadini che col referendum avevano dato un'indicazione inequivocabile".

Grande delusione per il deputato M5s Giampiero Trizzino, ex presidente della commissione Ambiente che assieme a Valentina Palmeri ha coordinato i lavori della riforma e che definisce come "inqualificabile il comportamento della Regione che ancora una volta calpesta le aspirazioni dei siciliani".

"In seguito a questa affermazione - aggiunge - in commissione è scoppiato il finimondo e ce n'erano tutte le ragioni. Anni di lavoro buttati a mare a causa di una decisione onestamente incomprensibile".

Per Palmeri "è la conferma che non c'è la volontà politica di regolamentare il settore dell'acqua in Sicilia e di mettere mano al sistema di potere che controlla il settore grazie all'attuale deregulation. Un fatto che va imputato non solo al governo, ma anche alla maggioranza che lo sostiene".




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