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mercoledì, 24 agosto 2016

Italiani longevi, ma uno su tre ha malattia cronica

Nuccio Sciacca / 
I dati Istat 2015: positivo lo stato di salute, ma ancora forti le differenze tra Nord e Sud

Italiani brava gente… e anche longeva! Prosegue l’incremento della speranza di vita alla nascita: per gli uomini da 79,8 del 2013 a 80,2 anni nel 2014 e per le donne da 84,6 a 84,9. All’interno dell’Unione europea solo Svezia e Spagna hanno una situazione migliore per gli uomini (80,2 anni), mentre per le donne la speranza di vita è più alta esclusivamente in Spagna (86,1), Francia (85,6) e Cipro (85,0) (dati 2013).

Al 31 dicembre 2014 l’indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione di 65 anni e oltre e quella con meno di 15 anni) raggiunge il valore di 157,7% da 154,1% dell’anno precedente. Sul territorio, è la Liguria la regione con l’indice di vecchiaia più alto (242,7 anziani ogni 100 giovani) mentre quella con il valore più basso è la Campania (113,4%). Nell’Ue a 28 Paesi l’Italia si conferma al secondo posto, preceduta dalla Germania che ha circa 160 anziani ogni 100 giovani.

Tra i bilanci di fine anno ci sono anche quelli che riguardano la salute e in particolare quella delle donne. È quanto rileva l’annuario 2015 curato dall’Istat che fotografa in 24 capitoli il nostro Paese. Positivo lo stato di salute degli italiani: nel 2015, il 69,9% della popolazione ha fornito un giudizio positivo del proprio stato di salute (valore stabile rispetto a un anno prima), più elevato fra gli uomini (73,4%) che fra le donne (66,5%).

Il 38,3% dei residenti dichiara di essere affetto da almeno una patologia cronica: le più diffuse sono l’ipertensione (17,1%), l’artrosi/artrite (15,6%), le malattie allergiche (10,1%), l’osteoporosi (7,3%), la bronchite cronica e l’asma bronchiale (5,6%) e il diabete (5,4%). Le cause più frequenti di ricovero sono le malattie del sistema circolatorio (14,1 per cento) e i tumori (10,7 per cento).

Fra le donne sono frequenti anche i casi dovuti a complicazioni legate alla gravidanza (16,5 per cento). Tra i vari esiti della storia riproduttiva della donna, il fenomeno dell’abortività spontanea ha assunto una importanza rilevante nel corso del tempo: il numero assoluto dei casi registrati è passato da 56.157 (riferiti all’anno 1982) a 73.810 (nell’anno 2012), con un aumento del 31,4 per cento.

Anche l’indicatore utilizzato per studiare tale fenomeno, ovvero il rapporto di abortività spontanea, mostra un aumento del 56,5 per cento passando da 89,2 casi di aborto spontaneo per mille nati vivi nel 1982 a 139,6 nel 2012. L’età avanzata della donna risulta essere un fattore a cui si associa un rischio di abortività più elevato.

Per quanto riguarda le cause di morte si rileva che nel 2012 si sono verificati circa 613 mila decessi, il 66 per cento dei quali dovuti a malattie del sistema circolatorio e tumori. Tra 15 e 29 anni, il 58,5 per cento dei decessi maschili avviene per cause di natura violenta contro il 37,8 di quelli femminili. La mortalità infantile più elevata si registra in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia. Nel 2012, si sono suicidate 4.258 persone, uomini nel 78,1 per cento dei casi. Quasi un suicidio su due avviene per impiccagione e soffocamento.

Nel 2015, il 69,9 per cento della popolazione residente in Italia ha dato un giudizio positivo sul proprio stato di salute, rispondendo “molto bene” o “bene” al quesito “Come va in generale la sua salute?”. Il dato è stabile rispetto all’anno precedente. La percentuale di persone che dichiarano di godere di un buono stato di salute è più elevata tra gli uomini (73,4 per cento) che tra le donne (66,5 per cento).

Tra le regioni italiane le situazioni migliori si rilevano a Bolzano (85,8%), Trento (78,8%) e Valle d’Aosta (72,4%), la peggiore in Calabria (60,8%) e Sardegna (64,7%). Il 38,3 per cento ha dichiarato di essere affetto da almeno una patologia cronica. Le patologie croniche più diffuse sono: l’ipertensione (17,1 per cento), l’artrosi/artrite (15,6 per cento), le malattie allergiche (10,1 per cento), l’osteoporosi (7,3 per cento).

L’Italia è ancora lontana da un’ampia diffusione del modello basato sul pasto veloce consumato fuori casa. I dati relativi al 2015 (Tavola 4.17) evidenziano che il pranzo costituisce, infatti, ancora nella gran parte dei casi il pasto principale (67,2 per cento della popolazione di 3 anni e più) e molto spesso è consumato a casa (73,4 per cento), permettendo così una scelta degli alimenti e una composizione dei cibi e degli ingredienti più attenta rispetto ai pasti consumati fuori casa. Oltre l’80 per cento della popolazione di 3 anni e più fa una colazione “adeguata”, vale a dire non solo limitata al caffè o al tè. Stabile rispetto al 2014 la quota della popolazione di 14 anni e più che dichiara di fumare (19,6 per cento).






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