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venerdì, 28 aprile 2017

Pubblicato: 21/12/2015

Qualità della vita, il Sud arranca

Ricerca del Sole 24 Ore. Palermo, ultima delle siciliane, è la città più peggiorata. Ragusa (78esima) la migliore dell'Isola. Bolzano al primo posto

ROMA - La Sicilia rimane agli ultimi posti in Italia per qualità della vita. Secondo la tradizionale ricerca de il Sole24Ore, è Palermo la provincia dove le condizioni sono peggiorate nell'arco di un anno, perdendo ben 11 posizioni e piazzandosi al 106° posto su 110, ultima tra le siciliane. Due gradini più in alto, ma in calo di 10 punti, c'è Messina (104/a); male anche Siracusa che scende di 7 posizioni, 90/a. Trapani si piazza al 96° posto, -4.

La provincia dove si vive meglio è Ragusa che pur arretrando di tre gradini si posiziona al 78° posto. Inversione di tendenza, invece, per Agrigento, Enna e Catania che salgono nella 'specialè classifica: la città dei Templi è 97/a con un balzo di 10 punti, Enna 93/a a +8 e Catania 95/a a +4. Caltanissetta invariata, 102/a.

Sei le aree tematiche (Tenore di vita, Affari e lavoro, Servizi, Popolazione, Ordine pubblico, Tempo libero) analizzate. E' Bolzano a salire ancora una volta sul podio, accompagnata da Trento che si colloca in terza posizione. Ma la sorpresa di quest'anno è il secondo posto di una grande provincia, Milano. Mentre Roma scende al 16esimo posto.

Nella parte bassa della pagella finale si trova invece una concentrazione di centri del Mezzogiorno, con Reggio Calabria sull'ultimo gradino, Vibo Valentia al penultimo e statisticamente poco distante dalla provincia al di là dello Stretto, Messina al 104esimo posto.

Milano è al secondo posto, Firenze al quarto, Sondrio al quinto, Olbia-Tempio al sesto, Cuneo al settimo, Aosta all'ottavo, Siena al nono, Ravenna al decimo. Così, Bolzano ritorna al primato per la quinta volta in 26 anni di ricerca (dopo 2012, 2010, 2001 e 1995), vantando anche diversi altri piazzamenti nella top ten. Molti i punti di forza evidenziati dall'indagine: nei primi due capitoli (più economici) si guadagna un ragguardevole quarto posto grazie in particolare agli indicatori sull'occupazione (71% contro una media del 56%), sulla scarsa quota di crediti in sofferenza (5,7%, ossia meno di un terzo rispetto al valore medio), dei consumi (2.660 euro per famiglia, 700 in più della media).

Buon posizionamento (è terza) anche in Popolazione (al meglio negli indicatori sull'indice di vecchiaia e speranza di vita) e Tempo libero (prima per presenze agli spettacoli e nella top ten per sport e spesa dei turisti stranieri). Più contenute (e in discesa) le performance nei capitoli Servizi (22° posto) e Ordine pubblico (dove si evidenzia un peggioramento dei reati denunciati).

All'estremità opposta, Reggio Calabria ha i piazzamenti peggiori nei primi tre capitoli, Tenore di vita (108° gradino), Affari e lavoro (106°) e Servizi (108°): alta infatti la quota degli impieghi a rischio (36%), basso il patrimonio familiare medio (193mila euro contro una media di 345 mila), la quota di export sul Pil (meno del 2%), la dotazione di asili nido (coperto meno del 2% dell'utenza), pessimo il voto di Legambiente. Insufficienze anche in Tempo libero (99° posto) e Popolazione (87°), mentre meglio va sul fronte dei reati denunciati (52°).

Al di là dei risultati della prima e dell'ultima, indicazioni interessanti emergono dalla visione d'insieme della pagella finale. A partire dal secondo posto di Milano (in avanzamento costante, ma in progresso di sei gradini rispetto all'edizione scorsa), guadagnato soprattutto grazie agli indicatori del benessere (pensioni, Pil), dei servizi e delle opportunità di svago, mentre meno bene va sul fronte della sicurezza (trend che comunque coinvolge tutti i centri più grandi o ad alta attrazione economica o turistica).

Diversamente va all'eterna rivale Roma che quest'anno scende al 16° posto, mentre Monza e Brianza (al debutto nella classifica, per la prima volta scorporata dal capoluogo di provenienza) ottiene una ragguardevole 20esima posizione.

La top ten è occupata dai centri del Nord e del Centro (con l'aggiunta di Olbia-Tempio), di piccole o medie dimensioni (salvo appunto il caso di Milano e, in parte, di Firenze), spesso situate lungo l'arco alpino (come Bolzano, Trento, Sondrio, Cuneo, Aosta).

Dopo la Lombardia, è la Toscana la regione più rappresentata, con Siena stabile (nona come nel 2014) e il capoluogo Firenze che mette a segno un notevole miglioramento, salendo al quarto posto.

Nella parte finale si concentrano invece le province del Mezzogiorno, restituendoci l'immancabile fotografia di un'Italia tagliata in due. Tra le dieci che chiudono l'elenco, due calabresi in fondo (Reggio Calabria e Vibo Valentia), ma anche tre pugliesi (Taranto, Lecce e Foggia) e tre siciliane (Palermo, Messina, Caltanissetta) e due campane (Caserta e Napoli). Le province più in difficoltà delle altre aree territoriali sono,per il Centro, Frosinone (84ª) e, per il Nord, Asti (75ª).




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