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mercoledì, 27 luglio 2016

Dimagrire con i batteri venuti dal freddo

Nuccio Sciacca / 
Le basse temperature alterano la flora batterica intestinale che influenza l’assorbimento del cibo

Più freddo meno grasso. E in effetti le popolazioni del nord Europa sono storicamente più longilinee, ma l’accostamento con le temperature rigide è stato sempre fatto per una questione di metabolismo, si brucerebbero insomma più calorie.

Adesso uno studio condotto dall’Università di Ginevra dimostra che l’esposizione al freddo provoca anche una repentina alterazione della flora batterica intestinale, che porta a un’attivazione del grasso bruno e, almeno negli animali da esperimento, a perdita di peso e a una migliore sensibilità all’insulina.

Trapiantando questo microbioma modificato dall’esposizione al freddo in un animale senza flora intestinale (germ-free) si determina nel ricevente un aumento dei livelli di grasso bruno e la sua sensibilità all’insulina migliora. Senza che sia necessario esporlo al freddo.

Tuttavia, fanno notare gli stessi autori, una prolungata esposizione al freddo può attenuare questa propensione a perdere peso, poiché l’organismo si adatta a questa condizione e comincia ad assorbire un maggior numero di calorie dal cibo ingerito.

Tutto ciò sarebbe dovuto alla scomparsa di un batterio chiave, l’Akkermansia muciniphila, che influenza il modo con cui i nutrienti vengono assorbiti dall’organismo. 

La somministrazione di questo batterio dall’esterno, ripristina, infatti, la perdita di peso. E’ una serie di esperimenti molto complessi e di grande interesse, pubblicati su Cell dal gruppo di Mirko Trajkovski dell’Università di Ginevra (Svizzera), che suggerisce una modalità inedita per combattere l’obesità.

La temperatura corporea dei mammiferi si mantiene in genere costante; ma l’esposizione al freddo ne provoca una rapida riduzione di qualche grado, al quale l’organismo si oppone facendo risalire piano piano la temperatura fino a livelli normali.

Questo meccanismo adattativo è mediato dal cosiddetto grasso bruno, che ha appunto la funzione di generare calore, bruciando calorie. Sia il freddo sia l’esercizio fisico favoriscono la comparsa, all’interno del grasso bianco, di cellule adipose che condividono alcune delle caratteristiche del grasso bruno, il cosiddetto grasso ‘beige’ che svolge un’azione protettiva anche contro l’eccessivo aumento di peso.

Lo studio appena pubblicato offre una chiave di lettura per comprendere come questo fenomeno possa essere collegato all’alterazione della flora batterica intestinale. Esponendo per un mese al freddo un gruppo di topi e riducendo gradualmente la temperatura ambientale da 20 a 6 gradi, i ricercatori svizzeri sono andati a studiare le variazioni del loro microbioma intestinale.

In una seconda parte dell’esperimento, hanno trapiantato questo microbioma modificato dal freddo nell’intestino di topi resi germ-free. “Le alterazioni che abbiamo osservato nella composizione del microbioma dei topi esposti al freddo - affermano Claire Chevalier e Ozren Stojanovic, coordinatori di questa ricerca - sono risultate anche più drammatiche delle differenze in precedenza riscontrate tra microbioma dei soggetti obesi e di quelli normopeso".

"Ancor più sorprendente - continuano - è risultato il fatto che i topi germ free, ai quali era stato trapiantato il microbioma modificato dal freddo, sono diventati immediatamente resistenti al freddo; la loro temperatura corporea non si abbassava cioè, suggerendo così che la flora trapiantata fosse in grado di governare questo meccanismo adattativo”.

In altre parole, il trapianto di questa flora batterica modificata dal freddo è in grado di conferire resistenza al freddo. Ma non solo. I topi trapiantati mostravano anche un miglior profilo metabolico, una migliore sensibilità all’insulina e un aumento di grasso ‘beige’.
                                                                              






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