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mercoledì, 25 maggio 2016

Pubblicato: 03/12/2015

Jurassic Catania

Emanuele Grosso / 
Nemmeno Piero Angela ne sa quanto un paleontologo free lance: tra i giganteschi robottoni animati della mostra sui dinosauri le sconvolgenti rivelazioni sulla storia del nostro pianeta. LE FOTO

CATANIA - "Il tirannosauro in realtà era ricoperto di piume". Boom. Subito uno shock. Ecco cosa succede quando ci si imbatte in un tipico paleontologo free lance: tutte le tue certezze scientifiche possono crollare in un attimo. Ma bisogna avere la fortuna di beccare uno come Marco Signore, un misto tra Lillo e gli scienziati alternativi dei kolossal catastrofici; uno che è stato chiamato a Catania con lo scopo di spiegare chi sono quei bestioni esposti nel padiglione A2 di Etnapolis per la mostra sui dinosauri aperta fino al 28 febbraio prossimo. Napoletano e "un po' pazzo", per sua stessa ammissione, "perché per fare questo lavoro bisogna esserlo".



Le sue rivelazioni sono una più bella dell'altra. Roba tipo "I rettili non esistono più, non chiedetemi perché". Oppure "Sembra che i dinosauri fossero metallari o dark, cioè di colore nero, elemento utile per nascondersi meglio nella lotta tra predatori. Avevano le piume, ma nell'immaginario fanno più effetto senza. E non sappiamo cosa mangiassero: quelle che vi racconto sono sempre ricostruzioni probabili, non certe, perché nella paleontologia cambia tutto ogni 15 giorni".

Ascoltare le sue sentenze non è mica facile, in mezzo all'inesorabile cigolamento in sottofondo che rappresenta i versi prodotti da questi giganteschi robottoni animati distribuiti tra scenografie vegetal-vulcaniche non particolarmente elaborate.

La voce di Marco sgomita tra gli stridii per descrivere strepitosamente i titolari dei lamenti. Prendete il parasaurolophus, "un erbivoro di successo, l'inventore della nostra masticazione". O l'ankylosauro, dotato di spine ossute sulla schiena, "così quando lo dovevi mordere ti passava la voglia. Dovrebbe essere stato tra i più resistenti, eppure ne sono stati trovati pochissimi esemplari".

Uno si è appena ripreso dal colpo e ne arriva un altro di proporzioni tirannosauriche. "Lo vedete quel piccolo uccello? E' l'animale più famoso della storia". Svenimenti a catena. "Si chiama archaeopterix, ed è così importante in quanto tra tutti è il più antico. E' vissuto 150 milioni di anni fa ed è l'anello di congiunzione tra uccelli e dinosauri. Perché ovviamente i dinosauri sono uccelli". Ovviamente.

"Ecco, quest'altro è un dinosauro problematico". Sarà perché si chiama pachycephalosaurus, chissà quanti anni di analisi avrà fatto, con la sua calotta sulla testa. "E' quello è l'iguanodon. E' famoso per un aneddoto: pare che in un grande museo sia stata organizzata una cena tra paleontologi all'interno del suo scheletro".



Dopo lo spinosauro, con la sua vela sul groppone che faceva da pannello solare, arrivano quelli popolari. Qualcuno sapeva che il velociraptor era nano? "Certo, nei film come Jurassic Park devono essere grandi e cattivi". E poi c'è il brontosauro. "Era stato cancellato dalla mappa dei dinosauri, si pensava fosse un doppione rispetto a un altro esemplare. Ma da poco si è scoperto che erano diversi ed è tornato. Quindi avevano ragione i Flintstones con le loro bistecche".

Gli ultimi sono i tirannosauri, "che facevano una vita terribile, perché si mordevano fra loro trasmettendosi una malattia dolorosissima", spiega Marco sotto la grande scritta luminosa viola "Toilette" in piena scenografia giurassica. Insomma, "i documentari sono film horror", meglio non credere a nessuno che non sia un paleontologo.

La disgrazia è che Marco dopo questo exploit pachidermico non farà mai più la guida per la mostra catanese. Perciò nei 13 euro del biglietto di ingresso non saranno comprese le sue storielle. Lascerà il posto agli "angelini", gli studenti universitari figli di Piero Angela che lo seguono religiosamente prendendo appunti, a mo' di corso di formazione, e che sembrano di quei ragazzi che si sono iscritti alla loro facoltà (per lo più geologia) in nome di un'autentica passione. 

A loro e ai pochi intimi che hanno completato il tour vengono dispensate le verità finali sulla più grande questione mai dibattuta in tema di dinosauri. "Non ne parlo volentieri - esita Marco -, dal momento che le teorie più diffuse sulla loro estinzione non sono credibili. Sicuramente il meteorite è caduto, ma secondo me sono spariti per un insieme irripetibile di concause: l'attività vulcanica, lo spostamento dei continenti, la variazione dell'asse terrestre, i cambiamenti climatici. Sono stati incredibilmente sfortunati, sennò sarebbero ancora qui. Tutto il contrario di noi esseri umani, che siamo al mondo per miracolo. Abbiamo bisogno di due elementi difficilissimi da trovare, acqua e ossigeno, che esistono in condizioni rarissime. La nostra vita è improbabilissima. Eppure ce l'abbiamo fatta".

 






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